Amore per il ritmo e ritmo dell’amore

Posted by admin on Nov 19 2009 | "Strettamente personale", Riflessioni

Non è ancora scattata l’unità di tempo anno; il terzo livello di misurazione del tempo.
Giorni, mesi, poi arrivano gli anni. Se arrivi al terzo livello rischi di perdere il ritmo.
Qualche idea, che avrebbe la dignita di traformarsi in parole, ogni tanto scorre nella mia testa.
Tuttavia non riesce a sedimentare in modo sufficiente per passare sulle pagine di questo blog.
E si sa un blog ha un suo ritmo. Se lo perdi rischi di perderne il senso, ed anche l’essenza.
Battere il tempo; giorni,mesi o anni, tutto va bene. Ogni cosa, azione emozione, passione ha il suo ritmo.

Ci sono cose, azioni, che richiedono ritmo quotidiano, altre mensile altre ancora annuale.

Basta non fare confusione tra ciò che ha bisogno di cura quotidiana e ciò che invece ha necessità di attenzione meno frequente.

A me capita, qualche volta, di fare confusione; per distrazione, qualche volta per accidia.
La distrazione si combatte con il supporto della tecnologia, è sufficiente un allarme sul proprio telefono.
L’accidia, l’indolenza con il lavoro quotidiano.
Stamani, nello spazio di questo tragitto in treno tra firenze e pistoia, tento di rianimare il ritmo  di questo blog.
Forse un atto simbolico, per non dimenticare tutte le cose, tutti gli affetti, gli amori che nella vita hanno bisogno di ritmo.
Per rispettare il ritmo di ognuna di queste cosa.
Per assecondare il ritmo d tutte le cose imporanti della nostra vita.

Perchè perdere il ritmo significa perdere la visione dei nostri valori.

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Produzione agricola e gossip

Posted by admin on Sep 08 2009 | Politica

In questi giorni, sulle pagine dei giornali, divampa la polemica sui vizi privati e sulle aspettative personali dei vari personaggi della vita pubblica del nostro paese.
Stamani mentre ascoltavo la rassegna stampa il solito Feltri ottimo venditore di giornali  scagliava l’ennesimo strale contro il personaggio di turno. Fini accusato di avere mira per la carica di capo dello stato. Come al solito non si parla di politica.

Mi sono venute in mente due figure.
Le comari di paese e lo scaffale del supermarcato.

Era uso, nei paesi, dove tutti si conoscevano, parlare e sparlare su vizi privati e desideri personali di questo o quello. Alimentava la vita dei piccoli borghi, riempiva le serate intorno al fuoco. Oggi le nostre case non posseggono più il “canto del fuoco” e il chiacchierare fitto delle comari si è trasformato in gossip.

Ed il gossip, si sa, interessa. Trattasi di prodotto adatto per lo scaffale del nostro supermercato dell’informazione. Quando lo scaffale piange ecco  un bel direttore giornalista che rifornisce lo scaffale.

Le cose di cui nutrirsi qualche anno fa erano frutto del lavoro di produzione. Oggi sono decise dal proprietario del supermercato.

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Piani

Posted by admin on Sep 01 2009 | Riflessioni

Quando andavo a scuola il tempo libero lo passavamo in strada. Nelle periferie delle città degli anni 60 gli spazi della strada ricordavano ancora la dimensione delle comunità di rione.
Di lì a poco sarebbero diventati quartieri dormitorio.
Andavo a scuola a qualche km. Il sistema dei relazioni creato intorno alla scuola era diverso da quello della mia strada.
Non lontano ma diverso, come su due piani che scorrevano paralleli e distinti.
Le cose sono continuate ad andare così!
La scuola, l’Università il lavoro, il tempo libero.
Questi “luoghi” a volte conducono, inducono, manifestazione di noi.
Questi “luoghi”, qualche altra volta semplicemente accolgono i nostri piani.
In luoghi diversi siamo portati a manifestazioni diversi di noi stessi e della nostra identità.
In luoghi diversi si mostrano i nostri innumerevoli volti.
Tante facce quanti sono i piani della nostra esistenza.
Quando siamo genitori non abbiamo la stessa faccia di quando siamo figli  piuttosto che  lavoratori, amici, amanti…
Questi piani non sempre riescono a confondersi o entrare in osmosi. Il timore della collisione tra le nostre identità ci attanaglia.
Il timore di “collisione” tra gli abitanti dei luoghi dei vari piani ci induce a non fare mai incontrare persone che abitano su piani diversi.

Capitava, qualche anno addietro,  che i luoghi di incontro fossero naturalmente disposti ad accogliere piani diversi. Come non ricordare la piazze dei borghi, dove persone, distanti magari per cultura e per censo si incontravano, semplicemente perché condividevano degli spazi.

L’osmosi dei nostri piani interni ed esterni fa bene all’equilibrio della nostra mente, al nostro sviluppo culturale oltre a generare nuova linfa vitale.
Per questo occorrono luoghi, spazi, affinché queste pratiche si possano compiere.
Ho provato a fare spazio nella mia mente affinché questo percorso potesse compiersi dentro di me.
Ho avuto la fortuna di avere uno spazio fisico che rassomiglia un po’ a quello dei “tempi addietro”:  il mio rione.

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Melodie nascoste

Posted by admin on Aug 02 2009 | "Strettamente personale", Riflessioni


Mentre scorrono pensieri e azioni siamo talvolta accompagnati dalla presenza di una melodia.
Vi sono melodie che si incontrano con noi,  altre che ci passano accanto, senza nemmeno salutare.
La melodia segue il percorso dell’uomo, incontro di musica e canto.
E’ grazie a questo incontro che comprendiamo le melodie. Comprendiamo con fatica la musica senza melodia.
Il jazz, musica senza melodia apparente.
Gioco di suoni in libertà senza ordine melodico. Apparentemente.

Tuttavia anche il Jazz può essere cantato ed incontrarsi con l’uomo.
Non è facile cantare il Jazz. Richiede lo sforzo della ricerca.
Il jazz sembra quasi riservato, nasconde le melodia, la nasconde nelle pieghe delle note.
Ad un tratto sembra volertela mostrare con chiarezza. Eccolo il ritmo regolare della melodia, riconoscibile,  sì eccolo. Passa un attimo e si allontana, per poi ritornare e fuggire di nuovo.

Ma, se ti sforzi, se ti eserciti, in ogni gruppo di note, apparentemente casuali, puoi riconoscere quell’incontro tra musica e canto,.
Lo riconosci se segui il suo fluire.
Lo riconosci se eserciti il tuo orecchio.
Lo riconosci se ascolti tante volte.
Ad ogni ascolto una nota nascosta emerge.
Ogni ascolto un esercizio.
Un esercizio alla ricerca delle melodie nascoste,  dei nostri incontri tra melodia e canto.
Ho ascoltato il concerto di Colonia di Keith Jarret molte volte.
L’ho riascoltato  in questi giorni.
Ho scoperto melodie che non conoscevo.

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