Ieri ho visto in diretta Uolter. Con la cornice sullo sfondo, senza libri. Un discorso agli italiani. Commenti prego!!
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3 Comments
Neanche a dirlo, io sono un Waltista convinto. Penso che in Italia ci sia bisogno di leaderismo responsabile. Il Paese vuole qualcuno che decida, e che soprattutto si prenda la responsabilità. Se a Walt la cosa riesce, fino in fondo, non dico che vinca, ma almeno non perde troppo.
Commentare Uolter. Per quel che mi riguarda lo sento ormai molto lontano: fine della centralità del lavoro (scandaloso candidare insieme il presidente dei giovani industriali e l’unico superstite della Thyssen), interventismo militare in politica internazionale (pensiamo al disastro del Kosovo), liberalizzazioni e precarietà come strumenti per lo sviluppo, ridimensionamento del welfare, annacquata laicità dello Stato ecc. ecc. Ma, a parte tutto questo, ormai ampiamente acquisito, quello che mi inquieta in questo momento di Uolter è l’operazione che sta portando avanti: spostare masse elettorali, già di sinistra, nell’area moderata di centro. E mi inquieta ancora di più la risposta della sinistra. Infatti, l’impostazione della campagna elettorale dell’Arcobaleno mi sembra quanto meno dilettantesca. Dove pensano Bertinotti e company di trovare elettori, dopo la non certo loro brillante permanenza nel governo Prodi, se non nell’elettorato di sinistra presente nel Pd e nella vasta area dell’astensione? E questo elettorato, secondo l’abc della competizione politica, come lo motivi ad andare a votare e poi a votare per te? Radicalizzando la campagna elettorale, mettendo in difficoltà il Pd laddove deve tenere una posizione di equilibrismo (perché, ad esempio, non lanciare una campagna per la revisione del Concordato e per il boicottaggio dell’8 x 1000?). Invece cosa vengo a scoprire? Che i signori dell’Arcobaleno dichiarano che loro non faranno la campagna contro Veltroni, perché il vero avversario è Berlusconi. Poveri illusi! Berlusconi i danni che poteva fare ormai li ha fatti e non credo che potrà mai più avere una maggioranza bulgara come quella con cui ha governato per 5 anni. Veltroni, invece, di danni (pratici e ideali) alla sinistra può ancora farne molti. I 4 dell’Arcobaleno pensano che il fair play verso il Pd possa lasciare aperti i giochi per un eventuale futuro governo di centrosinistra. Ma come si fa a non vedere che, nell’eventualità che i seggi dell’Arcobaleno fossero sufficienti e necessari per fare uno stabile governo di centrosinistra, Veltroni, in nome della governabilità, preferirebbe comunque la Grosse Koalition con Berlusconi? L’alleanza in quattro e quattr’otto con Di Pietro (personaggio che in qualsiasi normale paese europeo, dove non c’è un Berlusconi di mezzo, starebbe tra i conservatori) non fa capire quale sarà l’orientamento futuro? Il pericolo credo sia quello di un governo di unità nazionale che smantelli la Costituzione, eliminando per legge (elettorale) tutte le opposizioni ai due grandi partiti che si contenderanno al centro, alla maniera americana, il potere politico (stessa politica estera, stessa politica economica, dettata dai grandi organismi economici internazionali e, nello specifico caso italiano, stessa ingerenza vaticana nelle questioni eticamente sensibili).
E poi c’è un’altra cosa: mettiamo che sia giusto prendere atto – come si dice sembrano aver fatto nel loro incontro Veltroni e Bertinotti – delle differenze profonde tra le due forze politiche e che l’esperienza dell’ultimo governo abbia dimostrato inequivocabilmente questa realtà dei fatti. Perché allora a livello locale questa inequivocabile incompatibilità non ha più ragion d’essere? Perché Veltroni non mi vuole con lui e Rutelli sì? Una sinistra seria, che avesse voluto impostare una campagna elettorale d’attacco, oltre a quanto ho detto sopra, avrebbe anche dovuto porre l’aut aut: se il Pd va da solo alle politiche, andrà da solo anche in tutte le amministrative in tutta Italia. Purtroppo, la mia paura è che, se questo non è avvenuto, è perché nell’Arcobaleno, come anche le vicende della costruzione del cartello elettorale hanno chiaramente evidenziato, contano fondamentalmente gli apparati e le burocrazie, nazionali e locali, con il relativo “tengo famiglia” (e che non si tratti di una dinamica da sottovalutare lo dimostra l’esperienza della componente di Sd presente in Cgil: all’inizio tutti “contro e fuori”, poi quando si sono materializzate le elezioni, con la concreta possibilità di tornare a casa, ha prevalso il “ma forse e dentro”). Il sospetto, per farla breve, è che l’accordo a non disturbarsi a livello nazionale garantisca la spartizione della torta a livello locale. E io, povero cristo, in queste condizioni perché dovrei votare uno dei tanti Rutelli che ci verranno propinati? Io andrò a votare, per il livello nazionale e locale, per una sorta di mio “naturale civismo”, ma questa volta non me la sono sentita di controbattere a chi mi ha detto che avrebbe saltato un giro, sicuro di non perdere nessun appuntamento con la storia.
Gualky
Ciao Gualky, visto che le prospettive elettorali portano ad un destino inevitabilmente conservatore, il tengo famiglia di questo o quel dirigente indice a non muovere nulla, l’unica cosa che potremo fare sta nel cominciare a gettare qualche pillola di riflessione su come vorremo che fosse la “nostra” società. Tutto ciò nell’amarezza che nessuna delle forze in gioco sembra voler scansare la melina elettorale.
Ci provo nei prossimi post a lanciare qualche pilloletta .
ciaoo