Archive for March, 2008

“Epitaffio” a SMN

Posted by admin on Mar 26 2008 | Riflessioni, Società, racconti

Olocausto SMN

Ho un nuovo ufficio a Pistoia. Bello, lo abbiamo inaugurato il 29 di febbraio.

Tutte le volte che posso prendo il treno, per favorire, ogni giorno che passa, la cultura del limite.

Non mi ero accorto di una grande targa attaccata in occasione 47° anniversario della deportazione:

“Da questa stazione rinchiusi in carri piombati l’8 marzo 1944 furono deportati nei campi di sterminio cittadini arrestati in città ed in provincia dai nazi-fascisti. Santa Maria Novella fu la loro ultima visione di Firenze prima dell’olocausto”.

Camminare tra i binari, senza correre qualche volta aiuta a ricordare.

 

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Jazz

Posted by admin on Mar 26 2008 | "Strettamente personale", Riflessioni, Società

jazz club

Strano il jazz.

Scorro attraverso le cartelle del mio pc alla ricerca di un’immagine. Mi imbatto in una foto scattata qualche settimana fa al Jazz club a Firenze. Un gruppo simpatico che suonava Jazz degli anni 50. Ero lì con i mie figli, età 14 anni compiuti. Ogni tanto ascoltano qualche pezzo e hanno deciso di accettare il rischio della serata.

Strano il pubblico quello del jazz, senza età. I miei figli forse erano i più giovani ma per poco. Uno dal pubblico si alza per salutare il sassofonista: età oltre 65. Si siede, batte il tempo con il tacco.

La serata non è stata spumeggiante, forse perché il nostro umore era poco spumeggiante.

Sono belli questi luoghi dove si incontrano generazioni. Una generazione incontra l’altra senza pretese pedagogiche o senza pretese di cambiarne la cultura.

Per poco, il tempo si allunga

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Il treno dei desideri

Posted by admin on Mar 18 2008 | Politica, Riflessioni, Società

Qualche giorno fa sono andato ad un colloquio con una delle insegnati dei miei figli. Affisso alla parete vi era una fotocopia con un articolo apparso qualche mese fa su Repubblica. Sono stato pervaso da sgomento. Il “treno dei desideri” sembra procedere senza sosta; perchè a dirlo è chi dovrebbe avere la speranza di un futuro migliore.

Marco Lodoli. Quando gli studenti ci danno una lezione. Repubblica: 21-11-2007

A scuola tante parole volano via senza lasciare alcun segno: il professore parla e i ragazzi guardano le mosche, oppure prova a lanciare un argomento di discussione che deperisce dopo due o tre svogliati interventi. Ma a volte capita la giornata d´oro, quella in cui le parole pesano e lasciano un segno profondo negli studenti ma anche nel professore, al quale si rivelano intuizioni sbalorditive. E così l´altro giorno in classe si parlava di desideri, di consumismo, di intontimenti pericolosi, tema che torna spesso e che sembra non avere soluzione.
Ma stavolta Manolo, un ragazzetto scapigliato e nervoso, ha fatto in tre minuti un´analisi chiarissima, di quelle che aprono e chiudono ogni discorso.

«Voi insegnanti ci dite che i desideri sono la nostra rovina, che ci costringono in una situazione di affanno perenne, di dipendenza, di mortificazione del pensiero. I desideri ci spingono nei centri commerciali dove siamo come pecore al pascolo, e noi sbaviamo dietro un telefonino, un paio di scarpe firmate, una maglia da cento euro, e intanto non ci accorgiamo che il lupo si sbrana la nostra vita. Ci parlate di Leopardi e di Schopenhauer, insistete perché noi ragazzi non perdiamo tempo ed energie a rincorrere false soddisfazioni, che in realtà ci impoveriscono sempre più. Ci leggete in classe articoli di scrittori, preti, filosofi che condannano il consumismo. Tutto vero, probabilmente, tutto fila senza una grinza. Però io mi domando: come mai queste sante parole non producono alcun effetto? È semplice. Non producono alcun effetto perché tutto il mondo occidentale si regge sull´eccitazione dei desideri, e se di colpo prevalesse San Francesco sarebbe lo sfacelo. Si ricorda professore quella pubblicità in cui si vedeva la gente per la strada che ringraziava un tipo con una busta in mano? Lo ringraziavano perché aveva comprato qualcosa, una cosa qualunque, forse una cosa inutile, ma che permetteva all´economia di girare, di creare ricchezza, di aumentare i posti di lavoro, o almeno di non perderli. Ecco dov´è l´ipocrisia. Tutti i sapientoni ripetono che bisogna accontentarsi, senza sciupare la propria esistenza dietro alle sciocchezze che ci vengono proposte a getto continuo, ma poi l´Occidente si regge solo sulla frenesia, sull´avidità, sul desiderio folle. Tutto il nostro immaginario è costruito ad arte per sedurre e farci sentire partecipi di una comunità che esiste finché può spendere. La ruota gira e non si può assolutamente fermare, e neppure rallentare. Gli adulti al comando gestiscono la fantasia nazionale, la spingono dove più conviene. Il Pil deve crescere, gli stipendi devono aumentare per rilanciare i consumi, le industrie devono incrementare i profitti per far guadagnare i padroni ma anche per non mandare a casa gli operai. Senza desideri assatanati l´Occidente precipita. Pubblicitari, creativi, uomini del marketing, belle ragazze in mutande, politici, televisioni, tutti soffiano a pieni polmoni nelle vele del desiderio, perché è da lì che vengono i soldi e il benessere. Magari poi la gente impazzisce, si perde, si indebita, i giovani si confondono, si viziano, diventano sempre più deboli, ma non c´è niente da fare, se il desiderio non pompa l´acqua non sgorga. Se il desiderio si blocca, si blocca tutto. E poi arrivate voi professori, che siete tagliati fuori dal mondo, che contate sempre meno perché avete poco da spendere, e ci rifilate questi pistolotti inutili. Dite che il desiderio porta alla depressione o alla criminalità, che separa e contrappone gli esseri umani, che genera un arraffa arraffa individualista e degradante, predicate il rigore, lo studio, il sacrificio, ma nessuno vi sta a sentire. Noi no, perché siamo ragazzi e vogliamo divertirci, ma neanche gli adulti che valgono davvero vi prestano ascolto. Loro lo sanno cento volte meglio di voi come funziona la baracca. Funziona solo se i nostri desideri la sostengono minuto per minuto, altrimenti si sbraca. Fortunatamente oggi la cultura è inutile, ma se veramente fosse assorbita profondamente dalla gente comune sarebbe addirittura nociva, saboterebbe la macchina o l´autobus su cui viaggiamo, e questo non può accadere».

Sono rimasto a bocca aperta. L´immaginario che la scuola prova a costruire è una gondoletta di fronte a una portaerei. È un ostacolo da travolgere, o meglio ancora da ignorare. La diffusa pedagogia sociale ha un solo chiaro argomento: se spendi ci sei, se spendiamo tutti il paese va avanti, il resto sono solo chiacchiere inconsistenti, inconsapevolmente sovversive. Gli altri ragazzi hanno guardato in silenzio il compagno filosofo, poi uno ha preso la parola: «Non ho capito quasi niente di quello che hai detto, ma mi sembra giustissimo».

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Impotenza e futuro

Posted by admin on Mar 18 2008 | Riflessioni

Impotenza.

Quando sei impotente?

Quando in una lotta a due l’avversario e incomparabilmente più forte di te? No, non in questo caso. Vi è la speranza di Davide.  La passione anima la lotta e aumenta esponenzialmente la tua forza, fisica ed intellettuale.

Sei impotente quando non conosci le forze in campo, quando le tempesta agita l’atmosfera e ti trascina via come un fuscello.

Sei impotente quando la mente intraprende percorso tortuosi, discese pericolose, allora sei impotente.

E quando sei impotente non puoi che fare piccoli passi; puoi trovare altri come te, impotenti per camminare su percorsi etici condivisi.

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