Luoghi

carte da gioco
La rete  ha aperto gli spazi della comunicazione, rende inessenziale la presenza di spazi fisici deputati a luoghi d’incontro. Le persone non hanno più bisogno di spazi fisici entro i quali consumare il proprio bisogno di comunicazione.
Lettere immagini video scatenano sensazioni alla velocità della luce.

I luoghi  virtuali sono tuttavia luoghi “selettivi”, aperti ma selettivi.
Ci  si incontra perché si condividono gli stessi interessi,  o si ha  la stessa visione del mondo.
Età, sesso , religione, cultura, interessi, tendono  a definire  quanto più possibile il nostro profilo.
Per cosa? Per essere identificato, per diventare un “target”.
Anche le relazioni sono guidate dal target.
Interazioni autistiche di uomini e di donne segnate dal profilo.
E sui “profili” investono miliardi di dollari le multinazionali per creare clienti “fidelizzati”.

Sono passati molti anni da quando giovani e vecchi,  bianchi e rossi giocavano allo stesso tavolo con le stesse carte.
In quegli spazi fisici, piazze paesane, circoli, si mescolavano generazioni e culture.
Non  amo gli apologeti degli anni passati e nemmeno la nostalgia, sono piuttosto appassionato a ciò che contribuisce all’accadere futuro

Ci siamo abituati a leggere e scrivere su Web, anche a dialogare. Trattasi tuttavia di dialogo asincrono.
Scrivere è come lanciare un messaggio nella bottiglia.
Forse il giorno dopo qualcuno ti risponde,  dialoga con te,  ti fa andare un pezzo più avanti, ti offre un nuovo punto di vista.
Il giorno dopo, qualcuno.

Lo spazio della rete è uno spazio peraltro magico. Abbatte la resistenza del corpo.
Il nostro corpo, la nostra fisicità talvolta funziona come una specie di resistore elettrico.
Il web sfonda, senza resistenze.
Ma tende a farci perdere l’allenamento al superamento delle resistenze, allo scontro dialettico, alla conseguente fusione di culture.
Abbiamo bisogno di aumentare il livello dello “scontro”  incontro tra identità.
Abbiamo bisogno di luoghi fisici, sincroni, per far incontrare uomini
Oltre alla rete

Segnala These icons link to social bookmarking sites where readers can share and discover new web pages.
  • Digg
  • del.icio.us
  • StumbleUpon
  • Reddit
  • Facebook
  • NewsVine
  • SEOigg
  • Technorati
This entry was posted in Riflessioni, Società. Bookmark the permalink. Post a comment or leave a trackback: Trackback URL.

6 Comments

  1. elena
    Posted June 25, 2008 at 10:56 pm | Permalink

    se internet è una possibilità/opportunità in più è bene.
    se internet sostituisce è male.
    il nuovo non deve sostituire, dovrebbe invece prendere il testimone e fare un passo avanti.
    ma forse non lo abbiamo capito.

  2. emidio
    Posted June 26, 2008 at 7:52 am | Permalink

    elena ha il dono della sintesi :)

  3. Posted June 30, 2008 at 4:47 pm | Permalink

    Alessandro, sì le sfonda ma con carte spesso false! ne so qualcosa io che mi fidanzai su Internet…
    :(

    (ps c’è un nuovo post (sciocchino, invece, ma vero) sulla piscina…)

  4. Posted June 30, 2008 at 9:23 pm | Permalink

    Enrica, conosco il tema. Sai che ti dico …le carte sono sempre uguali ma i giocatori no!!
    :)

  5. primlug
    Posted December 11, 2008 at 10:50 pm | Permalink

    Hai ragione condividiamo la visione degli spazi e della fisicità. Se riduciamo la socializzazione al solo contatto astratto attraverso la rete creiamo una dicotomia tra corpo e mente. E’ una necessità fisiologica il vedersi il toccarsi. Vinciamo la timidezza, quasi come non ci appartenesse, con rapporti virtuali. Non conosciamo il nostro vicino di casa, ci incontriamo e se ci sorridiamo ci sentiamo stupidi. Stiamo perdendo la capacità di cmunicare direttamente.

    La rete nasconde le bugie. Puoi essere ciò che non sei oppure ciò che veramente sei. E’ un mondo strano dove la comunicazione è ridotta, quindi, viziata. Mancano completamente parti importanti della comunicazione quali il linguaggio del corpo, la semantica, la semiotica.
    primlug

  6. Posted December 12, 2008 at 10:20 am | Permalink

    Primlug, sono convinto che la rete possa aprire spazi di socializzazione e abbattere a volte, resistenze alla comunicazione.
    Il rischio? Considerarla come un mezzo esclusivo o ancora peggio trasformare il mezzo con il fine.

Post a Comment

Your email is never published nor shared. Required fields are marked *

*
*

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

  • Categorie

  • Archivi