Alziamo grandi polveroni, mettiamo su reti sociali che ci fanno sentire in compagnia.
Ci fanno dire, sono allegro o triste e qualcuno risponde.
Non è male. Mi piace.
Si scambiano idee, si condividono percorsi. Le relazioni scorrono senza attrito, aiutate dalla rete che ci trasporta come un fiume.
Attenzione alle emozioni senza prossimità!
Le relazioni senza prossimità abbattono la forza dell’attrito diventano relazioni facili.
Le relazioni senza luogo sono relazioni “forti”. La forza di consentire l’interruzione del collegamento in ogni momento, quando desideri, senza fornire spiegazioni a chicchessia.
Scrivo su questo blog.
Mi legge qualche amico con cui discuto delle cose che scrivo nella vita reale
Mi legge qualche amico incontrato qui, in questo luogo.
Potrei chiudere il blog e sparire senza aver mancato ad alcun impegno verso questi ultimi.
La rete pone un problema: la riflessioni sui luoghi.
Le relazioni senza prossimità possono pericolosamente degenerare in esercizi di socialità di singoli incalliti, di liberi pensatori frustrati dall’assenza di luoghi dove si esercita il confronto.
Occorre fare un po’ di attenzione!
Archive for October, 2008
Prossimità perduta
“…il governo fa ciò che i cittadini si aspettano…”
Imperversa in questi giorni il dibattito sul rischio autoritario derivante dal declassamento del ruolo del parlamento.
Si dice che il parlamento sia diventato un “votificio” , che abbia abbandonato completamente il suo ruolo di luogo della discussione e del confronto politico , che la democrazia si vada rapidamente trasformando da democrazia parlamentare in democrazia presidenziale.
Vi è poco da lamentarsi se il quasi 70% della popolazione italiana (sondaggi docet) sono d’accordo con l’operato del governo Berlusconi. Il governo governa con una maggioranza schiacciante perché così TUTTI hanno voluto.
Avrebbe voluto il governo di centro sinistra governare nelle stesse condizioni ? Certo !!!
Non ho mai amato il gioco dei due pesi e due misure. La sinistra “di governo” anche nel recente passato ha accolto con benevolenza i frequenti richiami al modello presidenziale come modello di governabilità.
MA… come diceva un mio vecchio amico animatore di polemiche da casa del popolo “bravo ..il punto è questo ma il discorso è un altro…” .
Come può essersi consolidata questa cultura che induce a gestire lo stato come un’azienda?
Come può essersi consolidata questa cultura che non prevede l’esistenza di modelli e pratiche di vita alternative a quella esistente?
Come può trovare rapida diffusione questa cultura che fa dilagare l’odio razziale?
Come può essersi consolidato il pensiero che la ricchezza sia quella del profitto e ancora peggio che questo profitto possa essere raggiunto con le speculazioni finanziarie?
Come può essersi consolidato il pensiero che consegnare una qualsiasi istituzione al privato rappresenti garanzia di efficienza, senza alcuna preoccupazione per lo scopo della stessa ?
Come può essersi consolidato il pensiero che sottrarre risorse all’ambiente sia una condizione necessaria per lo sviluppo ?
Come può essersi consolidato il pensiero che felicità fa il paio con profitto ?
La lista potrebbe essere lunghissima.
Il mio amico aveva ragione, credo che il discorso sia veramente un altro.
Occorre un rinascimento delle coscienze per rendere possibili un nuovo rinascimento culturale.
La cultura che esprime il nostro paese è questa; questa cultura esprime questa classe dirigente.
Potremo metterci a fare tanti discorsi sulla capacità di condizionamenti dei media, vecchi e nuovi e sul controllo esercitato su questi da parte delle lobby economiche. Ma il discorso non si sposta di una virgola sulla necessità di lavorare sulle coscienze.
Ma come al solito siamo dominati dalla la corta prospettiva elettorale!
Profitto ragionevole
Ho sentito illustri economisti e famosi giornalisti gridare allo scandalo per i mega compensi percepiti dai manager delle banche.
Ho sentito illustri economisti e famosi giornalisti gridare allo scandalo per il dilagare di un mercato dominato dalla finanza e poco dall’economia.
Ho sentito illustri economisti e famosi giornalisti gridare allo scandalo perché i contribuenti sono costretti a farsi carico per generazioni dei debito accumulati dal mercato finanziario.
Ho sentito illustri economisti e famosi giornalisti salutare il benefico avvio di comunicazione conoscenza concorrenza come la soluzione ai mali di questo mercato drogato “dai profitti non ragionevoli”.
Si dice: la rete comunica,offre conoscenza. Quindi, grandi opportunità per tutti. Se tutto scorre in un regime dominato dalla libera concorrenza abbiamo raggiunto il massimo della autoregolazione.
Libera concorrenza tra chi e chi?
Conoscenza per chi?
In questo terremoto dei subprime, della azioni delle obbligazioni dei derivati in un contesto dominato dal prime rate dove la moneta svaluta e le stock option svalutano per recuperare il debito pubblico che in quanto disavanzo basato sul Pil porta le banche centrali ad intervenire con il capitale di rischio prelevato dal ministero del tesoro che avendo il tasso di cambio oltre il limite del trattato di …
Sembrava quasi vero questo discorso senza senso …ehh!!!!!!!!
Se fosse stato vero, una persona di media cultura, ci avrebbe capito qualcosa?
Quali garanzie sono offerte dal livello delle conoscenze di chi si trova ad essere utente dei “servizi” finanziari?
E come mai tutta questa richiesta di “servizi” finanziari?
Come siamo potuti arrivare al punto in cui il lavoro ed il risparmio delle persone è scivolato in questi rivoli?
Questi illustri economisti e i famosi giornalisti non sono forse i primi responsabili di questa degenerazione culturale?
Ma ormai tutti sono assolti e sono anche loro diventati un’altra categoria di statalisti comunisti.


