Archive for November, 2008

Cai

Posted by admin on Nov 27 2008 | Società

Si cercano soldi per far fronte alla crisi finanziaria.

Qualche giorno fa ho letto questo. Ma…il consenso cresce!

Fonte quinews

Sull’operazione Alitalia è stato scritto di tutto e di più. Che l’operazione fosse poco trasparente l’hanno detto in molti. L’opposizione parlamentare ha gridato allo scandalo per settimane: ‘è un imbroglio’, diceva. ‘La cordata Cai è una ‘combriccola di amici degli amici: acquistano a costo zero, scaricano i debiti sui contribuenti e incasseranno gli utili futuri”. Il governo, invece, premier in testa, da canto suo, difendeva l’operazione: ‘La cai rilancerà la compagnia di bandiera e porterà in alto la bandiera tricolore”. ‘L’Espresso’ di questa settimana svela l’imbroglio, pubblicando la lettera di un comandante di Alitalia, che, casualmente, viene a scoprire la verità per bocca, nientepopò di meno che, di un socio Cai. Leggere per credere…

Lettera pubblicata sul settimanale ‘L’Espresso’ di questa settimana (N. 46)

E l’azionista Cai mi dice: pilota, lei è finito

Caro direttore,
sono un comandante Alitalia. Lunedì ero seduto a Santa Monica in un negozio di abiti, nei dintorni dell’albergo dove alloggiavo, mentre i piloti del mio equipaggio finivano di provare una felpa. C’erano i saldi e Abercrombie and Fitch era pienissimo. Su una poltrona, un signore con l’accento fortemente toscano mi chiede: “Italiano?”. “Sì”, rispondo. “Parte anche lei stasera con Air France?”, mi fa lui. “No, vado domani con la Delta. Siamo piloti Alitalia e abbiamo fatto l’ultimo volo per Los Angeles da Roma. Ora siamo costretti a tornare con altre compagnie. Alitalia, anche se in questi sei mesi la rotta Roma-Los Angeles ha avuto un coefficiente di riempimento dell’85 per cento, ha soppresso il volo”.

“Ah siete dell’Alitalia? Lo sa che io, insieme a mio fratello, sono nella cordata Cai?”, mi risponde. “Bene, piacere. Io mi chiamo Elvio D’Alù e sono un comandante di Boeing 777: metta una buona parola con Colaninno per far sì che senta le nostre ragioni senza disintegrare la nostra dignità professionale… Mi scusi, come ha detto che si chiama?”. “Mi chiamo Fratini. Siamo toscani del Mugello, immobiliari. E lo so, purtroppo i tempi sono cambiati. Anch’io sono un pilota, posseggo un elicottero personale Agusta A109 e mi tengo stretto il mio comandante che mi aiuta nel volo strumentale”.

E io gli chiedo: “Mi dica una cosa: ma chi glielo ha fatto fare di infilarsi in questo ginepraio della cordata Alitalia?”. Lui: “Eh, mica sono stupido: l’avrebbe fatto anche lei! Stiamo comprando l’Alitalia senza soldi e fra tre anni guadagneremo 300 milioni. La maggior parte di noi ha messo solo la firma, rischiamo solo in caso di bancarotta, di nostro non rischiamo nulla: dietro ci sono banche e finanziarie. So che preparate uno sciopero, mi sa che è inutile tanto ormai è tutto pronto per lo svecchiamento in Alitalia: è cosa fatta…”. Sono rimasto senza parole.

Comandante Elvio D’Alù (era presente il primo ufficiale Ivan Pasquini)

2 comments for now

Coralità e colori…

Posted by admin on Nov 26 2008 | "Strettamente personale", Fare azienda

Ballare, non è il mio forte. Mi vergogno.

La vergogna trasforma il mio corpo in un pezzo di legno.

Ballare, un pò arte, un pò esercizio rigoroso per il corpo, un pò liberazione della schiavitù dai movimenti necessari. I nostri arti ci sostengono, consentono la deambulazione, afferrano cose per il  nostro nutrimento.

Ballare, un atto liberatorio, che talvolta diventa atto corale.

Quando la coralità incontra i colori diversi di culture e razze allora diventa un atto d’amore.

Questo ballo “planetario” di Matt ha evocato in me questa emozione.

Grande Matt.

4 comments for now

Per i miei figli…

Posted by admin on Nov 26 2008 | "Strettamente personale", Riflessioni, Società

Ore 7.45.
Mi vesto pesante, fa freddo, così dicono alla televisione.

Ore 7.55.
Sto per uscire, apro la persiana, piove. Non posso prendere la bici, ho perso il mio treno.
Prendo l’auto.
Piove? Mmhh viali di circonvallazione intasati.
Autostrada? Meglio.

Ore 8.10
Percorro i tre Km che mi separano dal casello di Firenze Sud con lentezza sopportabile.
Cartello luminoso autostrade per l’Italia: 6 km di coda in aumento per controllo catene direzione nord.
Inversione ad U…cerco di rientrare verso i viali di circonvallazione.

8.55
Ho percorso solo 3 KM. Affranto e incazzato rientro a casa!
Perché incazzato ? Per il traffico? Per la perdita inutile di tempo? Per il decremento della mia produttività giornaliera?
NO!

Ogni giorni piccoli eventi, accendere la luce, guardare l televisione, salire in auto segnano le nostre azioni.
Queste azioni sedimentano comportamenti sociali che diventano pensieri, talvolta idee.
Arrivati a questo stato interviene l’etica che assurge queste idee al livello del giusto e dello sbagliato socialmente condiviso.

Tuttavia prima di arrivare nel “paradiso dell’etica”  pensieri e idee stazionano in una specie di “purgatorio” degli “atti senza senso” senza scelta.
Gli atti senza scelta, del faccio così perché è normale, perché che alternativa hai, perché non vedo quale sia il problema, perché …perché…perché.

Questo è lo stadio decisivo, il più pericoloso,dove avviene la mutazione, la trasformazione cancerogena. Se compi ogni giorno lo stesso atto, sei portato, ogni giorno, ad usare i tuoi “pensieri guida” nello stesso modo.
E’ qui che dobbiamo stroncare lo sviluppo della malattia.
Qui, in questo purgatorio dove comportamenti acefali camminano liberi perchè apparentemente innocui.
Qui dobbiamo lavorare ogni giorno, con i nostri figli.
Per spingerli al continuo esercizio del pensiero.
Per spingerli a pensare che non esistono comportamenti senza testa.
Per spingerli a guardare oltre ciò che sembra vero semplicemente perché accade in modo riterato; poi, siccome è vero, lo facciamo diventare anche giusto.

Da diversi settimane non faccio uso del treno come mezzo di trasporto per il tragitto casa ufficio. Sono “giustificato” .
Vari impegni in zone non raggiunte da mezzi pubblici mi costringono all’uso del mezzo privato.
Però, accade che, anche quando puoi farne a meno, sei portato a pensare che NON puoi farne a meno.
Come in questo caso.
Questo microscopico ed apparentemente stupido evento quotidiano mi ha indotto a pensare che i comportamenti “normali”, quelli senza testa sono sempre lì in agguato pronti a colonizzare i tuoi comportamenti ed il tuo orizzonte valoriale.

Ecco perché incazzato.
Incazzato perché mi sono distratto.
Per giustificarmi non mi rimane che dare la colpa alla pioggia.

no comments for now

Sono cose che succedono- 2

Posted by admin on Nov 09 2008 | Riflessioni, Società, racconti

Giovedì scorso come tutte le mattine, percorrevo, in bici, il tratto casa-stazione.
Poco prima di arrivare al ponte Vecchio dietro un auto parcheggiata in seconda fila sbuca un atletico podista che evito con un’agile mossa delle mia gloriosa bici.
Passo il ponte, percorro pochi metri, nell’acciottolata Via Por Santa Maria,  uno sbadato pedone, forse inglese,  attraversa improvvisamente la strada guardando a destra invece che a sinistra. Lo evito.
Pochi metri, via Calimala, testa rasata, giacca nera di velluto, jeans nuovi, cammina in mezzo alla strada nelle mia stessa direzione di marcia.
Scarto improvviso verso destra, evito anche lui.
Attraverso Piazza della Repubblica, all’ingresso di Via del Sole, un altro pedone, distratto dal sonno mattutino, senza guardare né a destra né a sinistra, forse italiano, passa repentinamente dal marciapiede alla strada.
Ci troviamo di fronte l’uno all’altro, alza la testa, mi guarda come risvegliato da un sonno profondo,alza le spalle in segno di scusa.
Gli sorrido, alzo le spalle anch’io e penso…”sono cose che succedono”.

Ogni giorno si compiono slalom in mezzo alle incertezze dalla quotidianità.
Molti sviluppano la propria capacità di adattamento, diventando atleti dello slalom.
Si crea un vero e proprio culto dello “slalomista”.
Lo “slalomista” è quel soggetto che investe la maggior parte delle proprie energie su se stesso, sulle proprie qualità atletiche, per difendersi da un mondo che considera oggetto immodificabile.
Ed il culto diventa un’epidemia che contagia tutti..quasi tutti.

Ogni tanto si incontrano soggetti che fanno ginnastica per usare il meno possibile la frase “sono cose che succedono”. Ogni eccezione rappresenta un probabile pericolo. Uno spiraglio può diventare una voragine ed aprire l’universo del …”si sa come vanno le cose”.
Ogni giorno lotto come stesso per non rispondere ..”sono cose che succedono”.

Un’eccezione per i simpatici pedoni, però,  mi viene di farla.

no comments for now

Next »