Qualche tempo fa mio figlio, 15 anni, mi rivolge una domanda apparentemente ingenua:
“Come è possibile chiamare un partito democratico, o per la libertà. Esiste un partito antidemocratico, o contro la libertà?”
Nella semplicità della domanda di mio figlio si nasconde il grande limite dei partiti di massa moderni o presunti tali.
Dopo aver definitamente sepolto le ideologie (era l’ora) non pare sia stato profuso molto sforzo nella ricerca di nuovi contenuti,
Ho la sensazione che siamo ancora alla ricerca del nome.
Capita che il nome arrivi prima di sapere che cosa siamo e cosa dobbiamo fare.
Abbiamo cercato di scimmiottare la visione della politica del paese di riferimento per l’occidente, gli Stati Uniti.
Ma non siamo in America.
Non siamo in una nazione di tradizione protestante.
Siamo nella cattolica italia delle indulgenze.
Per redimersi basta pagare.
Team felice. Preferisco felice ad efficiente.
Preferisco pensare che l’efficienza e l’efficacia sino obiettivi strumentali al perseguimento di una condizione di felicità.
Garzanti: Felicità, dal lat. felice(m), corradiale di fecundus fecondo, che produce frutti, fertile, propizio …
Vecchi con lo sguardo al futuro.
Vecchi non imprigionati nella loro esperienza.
Vecchi pronti a mettere in discussione le certezza della loro esperienza.
Giovani che considerano l’esperienza un valore.
Giovani irriverenti.
Giovani con la passione del futuro.
Giovani che coltivano una passione non una posizione professionale.
Arrivo rapido senza fermate.
I treni veloci che arrivano a destinazione senza passare da stazioni intermedie.
Ricchezza finanziaria, a-materica.
La fama di chi partecipa ad un reality, caparbiamente conseguita senza la qualità dei contenuti.
La fama e non le passioni orientano il senso.
I nostri figli giacciono sotto questa pioggia incessante che, inclemente, invade da molti anni i nostri sensi; come pioggia acida che secca le fronde verdi e annebbia i colori degli alberi
Le foglie prendono tutti lo stesso colore.
Un terreno di coltura che ammazza la “biodiversità”.
Non è previsto nell’orizzonte delle possibilità lo studio per la crescita.
La scuola si è ormai adattata alle volontà dei propri elettori.
Andiamo a scuola non per imparare le inutili cose che contribuiscono alla crescita della persona. La scuola forma manager, gestori di cose, non persone.
Solo cose utili per persona utili.
Siamo alla fine se le persone valgono per quanto sono “utili”.
Stimolato dal commento di Lorenzo aggiungo qualche considerazione.
Qualche giorno fa parlavo con il mio babbo. Classe 1931, favorevole al nucleare, convinto anche dalle lezioni di Piero Angela sulle energie rinnovabili. In una puntata di SuperQuark di qualche anno fa evidenziava che l’uso di fonti rinnovabili può con difficoltà sostituire le fonti tradizionali. La “realpolitik” sembra non tener conto nemmeno lontanamente di un aspetto: la ricerca.
Dove va la ricerca, dove buttiamo i soldi? Nelle centrali nucleari? O nella costruzione del ponte sullo Stretto di Messina? Piccole aziende nei loro piccolo laboratori inventano soluzioni che aumentano l’efficenza eneregica con crescite di proporzione geometrica. I pannelli fotovoltaici di oggi sono solo lontani parenti di quelli che vengono prodotti oggi.
La ricerca non è neutra Techne. Investire in ricerca significa aver creato dibattito, discussione su dove orientare gli invenstimenti. Trascrivo qualche passo di questa intevista di Jeremy Rifkin, l’autore del libro “economia dell’idrogeno”.
“Non credo che l’energia nucleare sarà significativa in futuro e credo che sia alla fine del suo corso e qualsiasi governo sbaglierebbe a investire nell’atomo. Vi spiego le ragioni. Non produciamo Co2 con gli impianti nucleari, quindi dovrebbe essere parte della soluzione ai problemi climatici. Ma guardiamo ai numeri. Ci sono 439 impianti nucleari al mondo, oggi, che producono solo il 5% dell’energia che consumiamo. Questi impianti sono molto vecchi. C’è qualcuno in Italia o nel mondo che davvero crede che si possano rimpiazzare i 439 impianti che abbiamo oggi nei prossimi vent’anni. Anche se lo facessimo continueremmo a produrre solo il 5% dell’energia consumata, senza alcun beneficio per i cambiamenti climatici. E’ chiaro che perché ne avesse, dovrebbero coprire almeno il 20% della produzione. Ma perché la produzione di energia sia per il 20% nucleare, dovremmo costruire 3 centrali atomiche ogni 30 giorni per i prossimi 60 anni. Capito? Duemila centrali atomiche. Tre nuove centrali ogni mese per sessant’anni. Non sappiamo ancora cosa fare con le scorie. Siamo nell’energia atomica da 60 anni e l’industria ci aveva detto: “Costruite gli impianti e dateci tempo sufficiente per capire come trasportare e stoccare le scorie”. Sessant’anni dopo questa industria ci dice “Fidatevi ancora di noi, possiamo farcela”, ma ancora non sanno come fare. L’agenzia internazionale per l’energia atomica dice che potremmo avere carenza di uranio tra il 2025 e il 2035, facendo cosi’ morire i 439 impianti nucleare che producono il 5% dell’energia del mondo”