Archive for May, 2009

L’epoca delle passioni tristi

Posted by admin on May 17 2009 | Pezzi di altri, Politica, Riflessioni, Società

Ho letto di questo bellissimo libro scritto da Miguel Benasayag, filosofo e psicoanalista argentino che vive da molti anni a Parigi, e Gérard Schmit professore di psichiatria infantile e dell’adolescenza all’università di Reims.

Risparmio ai miei tre lettori la recensione del libro. Ne trovate molte in rete. Consiglio quella di Umberto Garimberti su Repubblica del 01/06/2004.  Caldeggio vivamente la lettura del libro a tutti coloro che hanno a cuore il problema del SENSO e considerano centrale la riflessione sul FUTURO.

I nostri autori affondano la riflessione su quella che chiamano “inversione di segno” del futuro, dal futuro come premessa al futuro come minaccia. Quando il futuro chiude la sue porte anche le nostre menti si affliggono . La morte di Dio e delle grandi narrazioni storiche e la fine della rivoluzione come redenzione non assicurano più un futuro luminoso.

La riflessione politica, filosofica e clinica dei nostri due autori potrebbe scatenare un nuovo dibattito; e rispondere al quesito del mio amico Dimitri che qualche giorno fa poneva il seguente  interrogativo: la politica è ancora il luogo di lotta per la conquista della felicità ? Il libro da un contributo a questa riflessione

I nostri autori spingono a fondo l’acceleratore su ciò che loro chiamano la “clinica del legame”.  Faccio una breve parentesi e vi rimando anche anche ad una pensiero fatto qualche tempo fa sull’importanza di esercitarsi a tenere in equilibrio “relazioni deboli”.

Il legame con gli altri, come  “la dipendenza non è né una condanna né un limite: è invece la base di ciò che Spinoza contrappone alle passioni tristi, la base della gioia, della passioni gioiose. Sono queste passioni che dischiudono nuove dimensioni della vita al di là della nostra piccola vita individuale”

I nostri autori arrivano a  questa conclusione attraverso un percorso che denuncia il danno creato dall’approccio scientista della clinica della classificazione. La classificazione identifica i soggetti, le persone,  attraverso i sintomi. Sintomi che tentano di riassumere semplicisticamente il comportamento del soggetto in società. Le persone sono identificate in società come il sintomo principale che le “affligge”.

Ogni paziente o  parente stretto di paziente (genitore con i figli) richiede che siano rimossi i sintomi per diventare di nuovo normale.  Ma diventare “normali” con questa visione genera nuova “tristezza”.

“Il “trionfo” presuppone che si recida ogni legame con le dimensioni della propria fragilità e e complessità. E fallire significa naufragare nell’acredine dei sentimenti di invidia e del desiderio dei rivincita, che sono due facce della stessa medaglia”

Bellissimo il caso di Julien un bambino di sei anni che “non è come dovrebbe essere”.

“..attualmente Julien suona in diversi gruppi musicali, nessuno dei sintomi che l’avevano portato a rivolgersi ai servizi psichiatrici è scomparso: ma in compenso, nulla  evoca più nella sua vita  o in quella della sua famiglia e delle persone che lo circondano la minima tristezza, la minima disperazione. Non c’è più traccia dell’angoscia dell’epoca in cui la pretesa era quella di trovare qualcuno che aiutasse Julien a disfarsi dei suoi sintomi affinché potesse emergere un altro Julien sano e normale.

Oggi Julien non è né più forte né più debole. E’ una persona che , grazie alla creazione di legami con gli altri attraverso la sua rete abita lo spazio della fragilità, quello della situazione, nel quale tutti dipendiamo dagli altri.”

Forse la costruzione dei legami affettivi e di solidarietà non esaurisce il problema e non risponde alla domanda del mio amico Dimitri. In ogni caso aiuta le persone ad uscire dalle mura nelle quali ci troviamo ad idolatrare il potente e vittorioso individuo.

Vittorioso ma triste!

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Innovazione, felicità, profitto.

Posted by admin on May 02 2009 | Fare azienda, Politica


Quasi ogni giorno mi ritrovo ad ascoltare consigli, pensieri, stimoli sul tema dell’innovazione unanimemente scelta cone unica ricetta contro la crisi.
Spesso assistiamo a confusi discorsi che mescolano sviluppo crescita e tecnologia.
Tentando una definizione potremo indicare l’innovazione come quella particolare capacità di individuare rapide risposte al rapido mutare delle condizioni di ambiente.

Innovazione è un termine generico a-valoriale.
Possiamo considerarla un modus che riguarda i comportamenti.
Un comportamento con una naturale predisposizione a guardare avanti.
Il modus dell’innovazione viene poi “sottomesso” a fini economici, sociali, politici,relazionali.

Potremo rappresentare anche l’innovare come un atto di equilibrio, un’attività continua di “registrazione” . Registrazione nel senso di messa a punto dei nostri “registri”.
Quel rapporto/latenza che fa stare in equilibrio le nostre caratteristiche, capacità, competenze, aspirazioni con il dinamico e complesso ambiente.

Al variare di una condizione di ambiente cambiano gli eventi.
A noi spetta di modificare i nostri comportamenti per mentenere vivo quell’equilibrio.
Se piove prendo l’ombrello.
Ma se il mio tragitto prevedeva l’uso della bicletta devo modificare i miei comportamenti.
Posso prendere l’autobus.
Se sto partendo per un lungo viaggio con 2 grandi valigie, la mattina durante l’ora di punta avrò difficoltà ad entrare in autobus.
Ogni giorno prendiamo migliaia di piccole decisioni cambiamo le nostre scelte in funzione delle variazioni delle condizioni ambientali (natura e/o persone).
Insomma cambio,adatto,ripenso provo a verificare se il mio nuovo pensiero tiene alla prova dei fatti.

Non intendo certo esaltare le lodi dell’uomo flessibile.(raccomando l’interessante lettura del libretto di Richard Sennett dal titolo appunto “l’uomo flessibile”).
Mi viene piuttosto da pensare ad un lento ma continuo esercizio intellettuale orientato a trovare nella vita relazionale -nelle relazioni politiche piuttosto che in quelle econimiche- “l’equilibrio della felicità”
Feicità per i singoli, per i gruppi, per le imprese.
Sembra quasi blasfemo usare questo termine riferito alle imprese.
Ma anche i pensieri che fino ad oggi sembravano  certezza assoluta trovano qualche crepa nella loro struttura.  E sembra quasi assurdo che i primi segni di queste spaccature arrivino da oltre oceano.
Insomma si incrina anche il dogma profitto=felicità

In ogni caso si sa, stare in equilibrio non è cosa facile.
Avete mai provato a stare in equilibrio con un bicicletta?  Non facile!
Non è facile resistere al canto delle sirene della crescita illimitata
Avidità e ambizione per il potere sono sempre lì in agguato.

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Sette e mezzo

Posted by admin on May 02 2009 | Politica

Non posso fare a meno di infilarmi nella mischia del dibattito scatenato da Martina sul suo blog.
Il tema è:
Andare o stare?
Andare, uscire, sembra fare il paio con rinunciare. La disillusione di chi non vede futuro possibile nel nostro paese. Sembra che rinunci. Poi si trova ad animare coscienze dalle colonne del proprio blog. Grazie Martina.
Stare la prospettiva di chi invece crede che occorra resistere: resistere e lottare ogni  giorno per tentare di rosicchiare terreno a chi gestisce coscienze, per la creazione di una cultura nuova.

Ma se stiamo cosa dovremo fare?
Stare è l’azione del gioco del sette e mezzo.
Quando non si è contenti del punteggio, chiediamo un nuova carta al banco.
Vi è il rischio di migliorare il punteggio ma anche di sballare.

Uscendo dalla metafora del gioco pre riprendere il dibattito tra Joe e Gap.
Credo debba essere trovato un equilibrio tra chi appartiene alla “sinistra storica”  e chi “non sa” che cosa sia -la sinistra storica- ma nonostante ciò dice le stesse cose di chi arriva da quella tradizione- della sinistra storica.
Mi spiego. Da sinistra sento spesso messaggi contro Beppe Grillo, per poi dire che vi sono molte cose su cui siamo d’accordo.
Senza dimenticare che vi sono diverse migliaia di ragazzi che si mobilitano nel “buio” dei meet-up, all’oscuro delle luci dei mezzi di comunicazione.
Questi ragazzi che hanno una biografia intellettuale diversa da chi ha frequentato la stanze delle sezioni dei partiti della sinistra storica e che impersonano i timidi tentativi di ricostruzione di un’identità.
Poi ascolto Travaglio e Di Pietro.
Sento dire che la prima battaglia da fare è per la legalità, per il ripristino delle condizioni etiche indispensabili all’esercizio della politica.
E poi ancora. Sento dire che su questo occorre uno sforzo comune e che da questa base occorre rilanciare il confronto per una nuova identità della sinistra.
L’ho sentito dire da un esponente dell’Italia dei valori.

E anche quando ci si lancia un pò oltre. Oltre il recinto dell’etica in politica e si ascoltano i primi vagiti per la definizione del perimetro dei nuovi valori fondanti,  si trovano cose su cui siamo tutti d’accordo:
Per il rispetto dell’ambiente.
Per la scuola pubblica.
Per la tutela dei beni comuni
Per il lavoro
Per la legalità ed il rispetto della costituzione
Contro il potere culturale del PIL
Contro la privatizzazione dell’acqua
Contro il nucleare
Contro le guerre.
Contro le torture qualsiasi sia il fine per il quale vengono usate
Contro la pena di morte
Contro lo strapotere della finanza
Contro chi pensa che sia lecita una differenza di 100.000 volte tra lo stipendo di un manager e quello di un suo dipendente.

L’elenco che riporto è volutamente non organico. Riprendo punti fuori contesto. Quasi a dimostrare che se il discorso torna vuol dire che anche lo stile è comune. Il ceppo sembra lo stesso e sembra non essere presente il rischio di falsi.

Certo lo stile provocatorio, forse offensivo di un comico irritano.
Ma non certo i contenuti che da molte parti arrivano.
Allora mi domando.
Non è forse giunta l’ora di abbandonare le vecchie appartenenze e provare a costruire qualcosa di nuovo? Che cosa dobbiamo difendere?
Che cosa devono difendere quelli come noi che hanno militato nelle file delle sinistra storica? La memoria? Nel disperato tentativo di non perdere il senso della nostra vita?

Mah! se fosse così sarebbe meglio andare dallo psicanalista. I danni sarebbero inferiori.

Grazie Martina!

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