Qualcosa di me

 

 

Schermata 2014-01-05 alle 11.30.34 copiaSono nato sotto il segno dei Gemelli , correva l’anno 1961. Come molti Gemelli sono attratto più dal cammino che dalla meta.

Ho due figli, Lapo e Vanni, gemelli, diversi, che amo con tutto me stesso, nati quasi a Natale del 1993, quando il segno del Sagittario sta per finire.

Sono sposato, felicemente, con Cristina, con cui condivido costantemente pensieri, emozioni e prospettive future.

I miei genitori hanno fatto i contadini fino a 20 anni. Poi hanno abitato le città degli anni “60. Da loro ho imparato a seminar sempre tutte le volte che trovo terra.

Mai come ora, la tecnologia ha mutato le modalità con cui gli individui stabiliscono relazioni. Molti dicono che l’avvento del virtuale rappresenta il declino del vivere in società; a me viene in mente l’atto del gettare semi sulla terra, la terra che fa germogliare. Ogni terra raccoglie semi e fa germogliare frutti, basta seminare con attenzione.

Mi interessano le cose degli uomini in tutte le loro forme; la vita in società , lo sforzo per il diritto, il valore della politica, la lotta per l’eticità prima che per il diritto. Interessi che mi hanno avvicinato alla Filosofia.

Al 4° anno di studi della facoltà di Filosofia, preso da una crisi di senso, decido di interrompere gli studi nonostante il buon percorso universitario. Per caso approdo all’informatica. La prima volta che ho incontrato un cliente non sapevo se la fattura fosse un documento emesso dal venditore o dall’acquirente. Sono stati anni “di studio matto e disperatissimo” segnato da successi ed anche fallimenti. Ho mescolato spesso le “cose” imparate sui banchi dell’università con le pratiche della tecnologia. Quelle “cose” , inadeguate rispetto alla professione che svolgevo, hanno dimostrato la loro utilità nei passaggi più difficili, nelle strettoie del mio percorso umano e professionale. Hanno aperto prospettive, hanno aggiunto pensiero laterale.

Quando si comincia un’opera oppure quando è richiesto sforzo intellettuale per rialzarsi dopo una crisi professionale o umana non solo è necessario ricorrere a tutte le energie disponibili. E’ richiesta anche una disposizione al cambiamento, un allenamento ad osservare la realtà secondo prospettive nuove, diverse rispetto al passato.

Siamo in un momento di “passaggio”. Sono indispensabili approcci che rompano le prospettive con cui siamo abituati a guardare la realtà. Ecco che, quelle “cose” imparate tra i banchi di quella inadeguata facoltà universitaria, spesso mi arrivano in soccorso.

Per chi fa impresa è giunto il momento di “contaminare” gli approcci delle discipline “scientifiche” del Business (economia e management) con altri approcci provenienti da altre scienze.

A me piace usare la Filosofia,

che non è il luogo in cui si offrono soluzioni ma, piuttosto, un luogo in cui si problematizza l’ovvio. Anzi, il compito della filosofia è proprio una problematizzazione di quello che mediamente viene pensato: si tratta, in buona sostanza, di un atteggiamento critico. E la parola critica da dove viene? Viene dal verbo greco krino, che vuol dire « giudico». È evidente, infatti, che la problematizzazione dell’ ovvio mette in crisi la cosiddetta opinione diffusa, perché questa è ­generalmente un dettato ipnotico, una sorta di accettazione incondizionata dell’ esistente; mentre, al contrario, la storia va avanti a colpi di problematizzazione dell’ esistente. Sotto questo profilo la filosofia deve essere il luogo dell’inquietudine, cosa ben diversa, naturalmente, dal luogo delle risposte rassicuranti. ” (Galimberti-Alloni Il viandante della filosofia).

Siamo distanti dai luoghi del problem solving. Nei momenti di passaggio le discipline del problem solving non danno risposta. I parametri sono stravolti, gli strumenti che fino ad ieri abbiamo usato sono inadeguate, la nostra lingua non riesce a trovare le parole per raccontare la realtà.

Non sono necessarie risposte a problemi, servono nuove domande, nuove categorie interpretative.

E’ necessaria ricerca.

E sappiamo che che la ricerca non risolve problemi, ne crea di nuovi.

E’ giunto il momento di porre problemi.

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