Archive for the 'Politica' Category

Storie 3

Posted by admin on Aug 10 2010 | Politica, Riflessioni

La storia evoca il ricordo delle cose dette: punti di riferimento, valori, linee guida della nostra ed altrui esistenza.
La storia implacabile fotografa eventi, dichiarazioni, tendenze. E nel confronto tra la cose dette PRIMA e quelle dette POI talvolta emergono “talvolta” differenze.
PREMESSA
Nella storia degli ultimi decenni abbiamo registrato tendenze e valori in merito alla questione della gestione ed utilizzo delle risorse scarse.
Quando un singolo o una comunità si trovano di fronte al problema della riproduzione materiale dell’esistenza tentano ogni modo per rispondere al problema (non ci occupiamo, per ora, di bisogni reali e bisogni indotti).
Questi tentativi portano a migliorare le tecniche, l’organizzazione degli uomini, le regole con cui si stabiliscono relazioni.
Siamo nel campo di azione dell’economia.
L’economia tenta di rispondere alla domanda: come ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo?
Come migliorare, ogni giorno, il rapporto dell’uomo con le risorse scarse?
La storia sembra aver dato la sua risposta.
L’economia di mercato si è dimostrata la migliore via per riprodurre esistenza materiale e spirituale dell’uomo e preciso spirituale!!
Si spirituale. Perché mercato, competizione, consumo sono entrati nelle nostre corde, nella nostra modalità do costruire pensieri, di associarsi, di stabilire relazioni, anche affettive.
Chi, oggi, metterebbe in discussione l’economia di mercato?
Nessuno e nemmeno io (anche se sono nessuno).
IL FATTO
In questi giorni è all’attenzione dei media il caso Fiat.
La più grande industria privata italiana sta spostando i propri stabilimenti in zone diverse del pianeta.
Il caso del giorno riguarda la produzione della nuova monovolume che verrà assemblata in Serbia.
Cosa c’è di strano! Nulla.
La Fiat risponde alle regole del mercato, nulla di più.
Ogni impresa, secondo la cultura del mercato, ha doveri solo quello verso i propri azionisti, che hanno come esclusivo interesse l’incremento dei propri profitti?
Diritti legittimi sanciti dalla legge, dalla cultura e dall’etica  diffusa.
Giudico il comportamento della FIAT coerente con la propria missione.
Dove non trovo coerenza?
Non la trovo negli alfieri del liberismo di IERI, difensori della protezione sociale OGGI, perché proccupati, DOMANI, per possibili competizioni elettorali.
Gli imprenditori fanno il loro mestiere, come lo hanno senpre fatto: inseguono il profitto come valore. Va bene, è coerente con la missione. Possiamo discuterne il contenuto non certo la coerenza.
Gli insopportabili sono coloro che oggi sono alfieri del liberismo e domani, per timore di perdere qualche voto, mettono pezze per tentare di arrivare alle prossime elezioni.
Gli insopportabili sono pure quelli del ..ma anche..
Quelli che, avendo questa preoccupazione, non hanno il coraggio di porsi veramente il problema di quali passi compiere per mettere in discussione questo modello economico che plasma le vite materiali e spirituali.
PER UN DOMANI OLTRE OGGI
Nessun cambiamento potrà accadere se nessuno considera SBAGLIATO che nel mondo esistano persone che lavorano, mangiano dormono e si riproducono nello stesso luogo.
Nessun cambiamento potrà accadere se nessuno ritiene SBAGLIATO che un uomo venda il proprio lavoro per pochi euro al mese.
Nessun cambiamento potrà accadere se nessuno avrà il coraggio di coinvolgere persone e gruppi a discutere ciò che è GIUSTO e ciò che è SBAGLIATO.
Viva la FIAT, viva Marchionne tra i pochi coerenti con la propria missione.

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Produzione agricola e gossip

Posted by admin on Sep 08 2009 | Politica

In questi giorni, sulle pagine dei giornali, divampa la polemica sui vizi privati e sulle aspettative personali dei vari personaggi della vita pubblica del nostro paese.
Stamani mentre ascoltavo la rassegna stampa il solito Feltri ottimo venditore di giornali  scagliava l’ennesimo strale contro il personaggio di turno. Fini accusato di avere mira per la carica di capo dello stato. Come al solito non si parla di politica.

Mi sono venute in mente due figure.
Le comari di paese e lo scaffale del supermarcato.

Era uso, nei paesi, dove tutti si conoscevano, parlare e sparlare su vizi privati e desideri personali di questo o quello. Alimentava la vita dei piccoli borghi, riempiva le serate intorno al fuoco. Oggi le nostre case non posseggono più il “canto del fuoco” e il chiacchierare fitto delle comari si è trasformato in gossip.

Ed il gossip, si sa, interessa. Trattasi di prodotto adatto per lo scaffale del nostro supermercato dell’informazione. Quando lo scaffale piange ecco  un bel direttore giornalista che rifornisce lo scaffale.

Le cose di cui nutrirsi qualche anno fa erano frutto del lavoro di produzione. Oggi sono decise dal proprietario del supermercato.

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Tempo, senso e felicità

Posted by admin on Jul 05 2009 | Politica, Riflessioni, Società

Da qualche tempo mi stimola la riflessione sul Tempo
Il tempo, la dimensione scarsa per eccellenza.

Si usa comprimre il tempo per ridurre percettivamente la dimensione degli spazi.
una voce un’immagine che viaggia alla velocità della luce sembra farci sentire vicini.
E forse lo siamo.

Tuttavia, oggi tutte le riflessioni sul tempo sono orientate all’efficienza dei sistemi.
Aumentare la velocità significa ridurre il TEMPO e aumentare la produttività del SISTEMA.
Il SISTEMA, la macchina, organismo acefalo, può essere agevolmente collocato nel luogo dei mezzi.
Sistemi. macchine, burocrazie, imprese, tutti mezzi il cui orientamento richiede un riflessione sul SENSO.

Tuttavia, quando la nostra accanita discussione focalizza solo TEMPO e MEZZI, si annulla il tema del SENSO.

Quando aumento la velocità rinuncio al SENSO. Troppo lento.
Troppo lento per il TEMPO della politica pensare a progetti di società che superino i 4 anni della prospettiva elettorale
Troppo lento per il tempo della imprese pensare a progetti di che superino la scansione della trimestrale di borsa
Troppo lento per il tempo delle nostre relazioni affettive orientate a colorare di bianco e di nero lo spirito degli uomini che incontriamo nei nostri percorsi.

Colori decisi, gettati, senza attendere,  prima di capire il mistero ineffabile delle sfumature di grigio.

Qalche giorno fa sulle pagine di un Blog mi capitava di scrivere:

“Senso , un termine dai molti significati.

  • L’uso più comune riferisce l’uso degli organi sensoriali, potremo dire più in generali investe le percezioni.
  • Parliamo di senso quando pensiamo al percorso di un viaggio.
  • E ancora, ne facciamo uso per descrivere la motivazione che ci spingono ad un viaggio, ad un cammino.

In altre parole vi è un momento in cui costruiamo sogni, in quel meraviglioso gioco della dialettica tra percezioni e intelletto.
Sogni nel significato esteso di idee, speranze, scenari, aspettative di vita orientate a rendere la nostra vita un percorso felice.
Quando allentiamo la pratica quotidiana dell’esercizio al sogno perdiamo un’opportunità , una chance di vita felice.
Sognare nelle ore diurne: un cammino LENTO, percorso piano piano, con pazienza per costruire ogni giorno una realtà che si avvicina al sogno”.

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L’epoca delle passioni tristi

Posted by admin on May 17 2009 | Pezzi di altri, Politica, Riflessioni, Società

Ho letto di questo bellissimo libro scritto da Miguel Benasayag, filosofo e psicoanalista argentino che vive da molti anni a Parigi, e Gérard Schmit professore di psichiatria infantile e dell’adolescenza all’università di Reims.

Risparmio ai miei tre lettori la recensione del libro. Ne trovate molte in rete. Consiglio quella di Umberto Garimberti su Repubblica del 01/06/2004.  Caldeggio vivamente la lettura del libro a tutti coloro che hanno a cuore il problema del SENSO e considerano centrale la riflessione sul FUTURO.

I nostri autori affondano la riflessione su quella che chiamano “inversione di segno” del futuro, dal futuro come premessa al futuro come minaccia. Quando il futuro chiude la sue porte anche le nostre menti si affliggono . La morte di Dio e delle grandi narrazioni storiche e la fine della rivoluzione come redenzione non assicurano più un futuro luminoso.

La riflessione politica, filosofica e clinica dei nostri due autori potrebbe scatenare un nuovo dibattito; e rispondere al quesito del mio amico Dimitri che qualche giorno fa poneva il seguente  interrogativo: la politica è ancora il luogo di lotta per la conquista della felicità ? Il libro da un contributo a questa riflessione

I nostri autori spingono a fondo l’acceleratore su ciò che loro chiamano la “clinica del legame”.  Faccio una breve parentesi e vi rimando anche anche ad una pensiero fatto qualche tempo fa sull’importanza di esercitarsi a tenere in equilibrio “relazioni deboli”.

Il legame con gli altri, come  “la dipendenza non è né una condanna né un limite: è invece la base di ciò che Spinoza contrappone alle passioni tristi, la base della gioia, della passioni gioiose. Sono queste passioni che dischiudono nuove dimensioni della vita al di là della nostra piccola vita individuale”

I nostri autori arrivano a  questa conclusione attraverso un percorso che denuncia il danno creato dall’approccio scientista della clinica della classificazione. La classificazione identifica i soggetti, le persone,  attraverso i sintomi. Sintomi che tentano di riassumere semplicisticamente il comportamento del soggetto in società. Le persone sono identificate in società come il sintomo principale che le “affligge”.

Ogni paziente o  parente stretto di paziente (genitore con i figli) richiede che siano rimossi i sintomi per diventare di nuovo normale.  Ma diventare “normali” con questa visione genera nuova “tristezza”.

“Il “trionfo” presuppone che si recida ogni legame con le dimensioni della propria fragilità e e complessità. E fallire significa naufragare nell’acredine dei sentimenti di invidia e del desiderio dei rivincita, che sono due facce della stessa medaglia”

Bellissimo il caso di Julien un bambino di sei anni che “non è come dovrebbe essere”.

“..attualmente Julien suona in diversi gruppi musicali, nessuno dei sintomi che l’avevano portato a rivolgersi ai servizi psichiatrici è scomparso: ma in compenso, nulla  evoca più nella sua vita  o in quella della sua famiglia e delle persone che lo circondano la minima tristezza, la minima disperazione. Non c’è più traccia dell’angoscia dell’epoca in cui la pretesa era quella di trovare qualcuno che aiutasse Julien a disfarsi dei suoi sintomi affinché potesse emergere un altro Julien sano e normale.

Oggi Julien non è né più forte né più debole. E’ una persona che , grazie alla creazione di legami con gli altri attraverso la sua rete abita lo spazio della fragilità, quello della situazione, nel quale tutti dipendiamo dagli altri.”

Forse la costruzione dei legami affettivi e di solidarietà non esaurisce il problema e non risponde alla domanda del mio amico Dimitri. In ogni caso aiuta le persone ad uscire dalle mura nelle quali ci troviamo ad idolatrare il potente e vittorioso individuo.

Vittorioso ma triste!

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