Archive for the 'Politica' Category

Innovazione, felicità, profitto.

Posted by admin on May 02 2009 | Fare azienda, Politica


Quasi ogni giorno mi ritrovo ad ascoltare consigli, pensieri, stimoli sul tema dell’innovazione unanimemente scelta cone unica ricetta contro la crisi.
Spesso assistiamo a confusi discorsi che mescolano sviluppo crescita e tecnologia.
Tentando una definizione potremo indicare l’innovazione come quella particolare capacità di individuare rapide risposte al rapido mutare delle condizioni di ambiente.

Innovazione è un termine generico a-valoriale.
Possiamo considerarla un modus che riguarda i comportamenti.
Un comportamento con una naturale predisposizione a guardare avanti.
Il modus dell’innovazione viene poi “sottomesso” a fini economici, sociali, politici,relazionali.

Potremo rappresentare anche l’innovare come un atto di equilibrio, un’attività continua di “registrazione” . Registrazione nel senso di messa a punto dei nostri “registri”.
Quel rapporto/latenza che fa stare in equilibrio le nostre caratteristiche, capacità, competenze, aspirazioni con il dinamico e complesso ambiente.

Al variare di una condizione di ambiente cambiano gli eventi.
A noi spetta di modificare i nostri comportamenti per mentenere vivo quell’equilibrio.
Se piove prendo l’ombrello.
Ma se il mio tragitto prevedeva l’uso della bicletta devo modificare i miei comportamenti.
Posso prendere l’autobus.
Se sto partendo per un lungo viaggio con 2 grandi valigie, la mattina durante l’ora di punta avrò difficoltà ad entrare in autobus.
Ogni giorno prendiamo migliaia di piccole decisioni cambiamo le nostre scelte in funzione delle variazioni delle condizioni ambientali (natura e/o persone).
Insomma cambio,adatto,ripenso provo a verificare se il mio nuovo pensiero tiene alla prova dei fatti.

Non intendo certo esaltare le lodi dell’uomo flessibile.(raccomando l’interessante lettura del libretto di Richard Sennett dal titolo appunto “l’uomo flessibile”).
Mi viene piuttosto da pensare ad un lento ma continuo esercizio intellettuale orientato a trovare nella vita relazionale -nelle relazioni politiche piuttosto che in quelle econimiche- “l’equilibrio della felicità”
Feicità per i singoli, per i gruppi, per le imprese.
Sembra quasi blasfemo usare questo termine riferito alle imprese.
Ma anche i pensieri che fino ad oggi sembravano  certezza assoluta trovano qualche crepa nella loro struttura.  E sembra quasi assurdo che i primi segni di queste spaccature arrivino da oltre oceano.
Insomma si incrina anche il dogma profitto=felicità

In ogni caso si sa, stare in equilibrio non è cosa facile.
Avete mai provato a stare in equilibrio con un bicicletta?  Non facile!
Non è facile resistere al canto delle sirene della crescita illimitata
Avidità e ambizione per il potere sono sempre lì in agguato.

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Sette e mezzo

Posted by admin on May 02 2009 | Politica

Non posso fare a meno di infilarmi nella mischia del dibattito scatenato da Martina sul suo blog.
Il tema è:
Andare o stare?
Andare, uscire, sembra fare il paio con rinunciare. La disillusione di chi non vede futuro possibile nel nostro paese. Sembra che rinunci. Poi si trova ad animare coscienze dalle colonne del proprio blog. Grazie Martina.
Stare la prospettiva di chi invece crede che occorra resistere: resistere e lottare ogni  giorno per tentare di rosicchiare terreno a chi gestisce coscienze, per la creazione di una cultura nuova.

Ma se stiamo cosa dovremo fare?
Stare è l’azione del gioco del sette e mezzo.
Quando non si è contenti del punteggio, chiediamo un nuova carta al banco.
Vi è il rischio di migliorare il punteggio ma anche di sballare.

Uscendo dalla metafora del gioco pre riprendere il dibattito tra Joe e Gap.
Credo debba essere trovato un equilibrio tra chi appartiene alla “sinistra storica”  e chi “non sa” che cosa sia -la sinistra storica- ma nonostante ciò dice le stesse cose di chi arriva da quella tradizione- della sinistra storica.
Mi spiego. Da sinistra sento spesso messaggi contro Beppe Grillo, per poi dire che vi sono molte cose su cui siamo d’accordo.
Senza dimenticare che vi sono diverse migliaia di ragazzi che si mobilitano nel “buio” dei meet-up, all’oscuro delle luci dei mezzi di comunicazione.
Questi ragazzi che hanno una biografia intellettuale diversa da chi ha frequentato la stanze delle sezioni dei partiti della sinistra storica e che impersonano i timidi tentativi di ricostruzione di un’identità.
Poi ascolto Travaglio e Di Pietro.
Sento dire che la prima battaglia da fare è per la legalità, per il ripristino delle condizioni etiche indispensabili all’esercizio della politica.
E poi ancora. Sento dire che su questo occorre uno sforzo comune e che da questa base occorre rilanciare il confronto per una nuova identità della sinistra.
L’ho sentito dire da un esponente dell’Italia dei valori.

E anche quando ci si lancia un pò oltre. Oltre il recinto dell’etica in politica e si ascoltano i primi vagiti per la definizione del perimetro dei nuovi valori fondanti,  si trovano cose su cui siamo tutti d’accordo:
Per il rispetto dell’ambiente.
Per la scuola pubblica.
Per la tutela dei beni comuni
Per il lavoro
Per la legalità ed il rispetto della costituzione
Contro il potere culturale del PIL
Contro la privatizzazione dell’acqua
Contro il nucleare
Contro le guerre.
Contro le torture qualsiasi sia il fine per il quale vengono usate
Contro la pena di morte
Contro lo strapotere della finanza
Contro chi pensa che sia lecita una differenza di 100.000 volte tra lo stipendo di un manager e quello di un suo dipendente.

L’elenco che riporto è volutamente non organico. Riprendo punti fuori contesto. Quasi a dimostrare che se il discorso torna vuol dire che anche lo stile è comune. Il ceppo sembra lo stesso e sembra non essere presente il rischio di falsi.

Certo lo stile provocatorio, forse offensivo di un comico irritano.
Ma non certo i contenuti che da molte parti arrivano.
Allora mi domando.
Non è forse giunta l’ora di abbandonare le vecchie appartenenze e provare a costruire qualcosa di nuovo? Che cosa dobbiamo difendere?
Che cosa devono difendere quelli come noi che hanno militato nelle file delle sinistra storica? La memoria? Nel disperato tentativo di non perdere il senso della nostra vita?

Mah! se fosse così sarebbe meglio andare dallo psicanalista. I danni sarebbero inferiori.

Grazie Martina!

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Italiani, parlamentari europei dallo sguardo corto

Posted by admin on Apr 23 2009 | Politica

Ieri sera seguendo exit su la7:  un servizio sul parlamento europeo.
Le solite statistiche sugli italiani ed il loro assenteismo. Siamo come al solito i meno virtuosi. Lo sapevamo.
Una cosa mi ha fatto riflettere.
Si dice che i candidarsi al parlamento europeo abbiamo “la testa rivolta all’indietro”, verso Roma.
Il parlamentare europeo aspira alla carriera politica nella patria natia.
Perchè?
Alcuni intervistati denunciano l’impossibilità di incidere sulle decisioni.
Altri, al contrario,  rammaricano il fatto che l’Italia, non partecipando, si fa passare le decisioni sopra la testa ed affermano che è in Europa che vengono decise le sorti  anche nel nostro paese.

Nel lungo periodo.

Lungo periodo, ecco la frase magica.
Incapacità di vedere oltre il breve termine.
Incapacità di incontrare le speranze per il futuro.
Incapacità di lavorare ad un cambiamento che superi i confini di una legislatura.
Le prospettive del breve sono quelle degli animali. Mangiare bere, riprodursi.
Esiste un senso per l’Uomo oltre la riproduzione materiale dell’esistenza?

Ma se la volessimo limitare ad una questione solo economica, potremo dire che non siamo nemmeno in grado di spendere i soldi che la UE mette a nostra disposizione.
Si parla di un bilancio passivo di circa 10 miliardi.
In pratica,  diamo di più di quanto riceviamo.

Insomma pareri dissonanti, tra chi lamenta il fatto che il parlamentare europeo non ha alcun potere e chi invece sostiene il contrario, che la battaglia si svolge in parlamento.
Salvo poi scoprire che chi si lamenta non legge i documenti perché scritti in inglese.

L’Europa potrebbe essere la nostra speranza.

Per noi.

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Oltre

Posted by admin on Mar 28 2009 | Politica, racconti

Oltre, inserito originariamente da alessandro guidi.

Qualche tempo fa mio figlio, 15 anni, mi rivolge una domanda apparentemente ingenua:
“Come è possibile chiamare un partito democratico, o per la libertà. Esiste un partito antidemocratico, o contro la libertà?”
Nella semplicità della domanda di mio figlio si nasconde il grande limite dei partiti di massa moderni o presunti tali.
Dopo aver definitamente sepolto le ideologie (era l’ora) non pare sia stato profuso molto sforzo nella ricerca di nuovi contenuti,
Ho la sensazione che siamo ancora alla ricerca del nome.

Capita che il nome arrivi prima di sapere che cosa siamo e cosa dobbiamo fare.
Abbiamo cercato di scimmiottare la visione della politica del paese di riferimento per l’occidente, gli Stati Uniti.
Ma non siamo in America.
Non siamo in una nazione di tradizione protestante.
Siamo nella cattolica italia delle indulgenze.
Per redimersi basta pagare.

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