Archive for the 'racconti' Category

L’ologrammista distratto

Posted by admin on Jul 11 2009 | racconti

Erano da poco passate le dieci del mattino, e Mark Duxit si stava avviando lungo il fiume per raggiungere la Grande Sala.
“Fa caldo”, disse tra sé e sé, mentre cercava di organizzare i pensieri prima di incontrare l’Ologrammista Sociale che aveva conosciuto in rete.
Diede un’occhiata al fiume; come sempre provava ribrezzo nel vedere quelle acque come un serpente di color senape, nelle quali cadere sarebbe stato oltre che sconsigliabile, pericoloso.
Camminava piano, c’era ancora del tempo. Sapeva che avrebbe avuto pochi minuti per convincere il personaggio pubblico a partecipare a un semplice incontro che la sua Piccola Contea stava organizzando.

Le Piccole Contee erano comunità vivaci, autosufficienti, sorte velocemente sul pianeta, quando molti dei filolavoratori avevano lasciato le città perché inquinate e dove i cronostipendi valevano una miseria.
La sua contea era quella dei filosofi, gente un po’ strana e tenuta a distanza. Si diceva che passassero intere serate a leggere e discutere testi dimenticati, ancora su carta. Nessuno ne capiva il motivo perché non erano azioni per “fare” o realizzare qualcosa, ma loro sapevano che solo mantenendo le sinapsi cerebrali allenate e pronte avrebbero potuto reagire ad un prossimo attacco mentalico, come quello di tanti anni prima che li fece prima salvare e poi trovare rifugio nella Hobbescontea, vicino alle montagne.

Mark Duxit accelerò un po’ il passo ed entrò nel palazzo dove si teneva l’assemblea. Passò davanti agli scanner e proseguì lungo il corridoio.
Le voci si facevano sempre più vicine, provenivano dalla Grande Sala, dove persone ben vestite e curate si alternavano, secondo il programma che veniva proiettato su finte pareti di polvere bianca, su piccoli cubi trasparenti per raccontare qualcosa che sembrava interessare solo a pochi.
C’erano i governatori della città, c’erano gli experta, gli studenti.
Pensava a quando quei tipi di incontri erano nati, e quanto entusiasmo crearono perché erano finalmente i partecipanti a decidere gli argomenti di discussione.
Col tempo era rimasto solo il nome e gli incontri, bandiera di una democrazia partecipativa, erano ritornati ad essere i luoghi per personaggi già conosciuti, famosi, accreditati.

Mark si strinse nelle spalle, e cominciò a cercare con lo sguardo l’Ologrammista Sociale.
Era in una parte della Grande Sala, dove le persone parlavano in privato all’interno di cerchi fluorescenti rossi.
“Salve, sono Mark Duxit della contea di Hobbes” disse porgendo la mano.
“Ah si Salve, piacere”, sembrava più vecchio di persona di quanto non sembrasse nell’ologramma, ma questo era normale.
“Volevo sapere se allora verrà a trovarci per partecipare alle nostre serate” disse senza tanti preamboli, sapeva che il tempo era poco e poi non voleva indugiare in inutili convenevoli.
“E’ sempre un piacere venire in questa città”
“Sarebbe per la prossima settimana”
Sembrava che parlassero di due cose diverse.
“Ma, pensavo che fosse questa sera”
Ci siamo, pensò Mark.
“Sa settimana prossima sono a Domtown, per impegni, e non posso …” non finì nemmeno la frase, aveva visto avvicinarsi il subgovernatore alla Zivilization che lo prese sotto braccio per portarlo in un altro cerchio e parlargli.

Mark Duxit rimase lì da solo ad aspettare per diversi minuti.
L’Ologrammista era lì a pochi metri. Parlava animatamente, rideva.
Mark ripensò a quegli accorati oleogrammi sulle teorie  della collaborazione e della cittadinanza che tanto lo avevano colpito.
Uscì dal cerchio rosso, scese le scale e andò verso il fiume senape dove aveva lasciato l’idroauto.
Pensò alle serate della contea di Hobbes. Sorrise e mise in moto

Testo e scenaggiatura di Elena Rapisardi, soggetto Alessandro Guidi

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Oltre

Posted by admin on Mar 28 2009 | Politica, racconti

Oltre, inserito originariamente da alessandro guidi.

Qualche tempo fa mio figlio, 15 anni, mi rivolge una domanda apparentemente ingenua:
“Come è possibile chiamare un partito democratico, o per la libertà. Esiste un partito antidemocratico, o contro la libertà?”
Nella semplicità della domanda di mio figlio si nasconde il grande limite dei partiti di massa moderni o presunti tali.
Dopo aver definitamente sepolto le ideologie (era l’ora) non pare sia stato profuso molto sforzo nella ricerca di nuovi contenuti,
Ho la sensazione che siamo ancora alla ricerca del nome.

Capita che il nome arrivi prima di sapere che cosa siamo e cosa dobbiamo fare.
Abbiamo cercato di scimmiottare la visione della politica del paese di riferimento per l’occidente, gli Stati Uniti.
Ma non siamo in America.
Non siamo in una nazione di tradizione protestante.
Siamo nella cattolica italia delle indulgenze.
Per redimersi basta pagare.

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Sono cose che succedono- 2

Posted by admin on Nov 09 2008 | Riflessioni, Società, racconti

Giovedì scorso come tutte le mattine, percorrevo, in bici, il tratto casa-stazione.
Poco prima di arrivare al ponte Vecchio dietro un auto parcheggiata in seconda fila sbuca un atletico podista che evito con un’agile mossa delle mia gloriosa bici.
Passo il ponte, percorro pochi metri, nell’acciottolata Via Por Santa Maria,  uno sbadato pedone, forse inglese,  attraversa improvvisamente la strada guardando a destra invece che a sinistra. Lo evito.
Pochi metri, via Calimala, testa rasata, giacca nera di velluto, jeans nuovi, cammina in mezzo alla strada nelle mia stessa direzione di marcia.
Scarto improvviso verso destra, evito anche lui.
Attraverso Piazza della Repubblica, all’ingresso di Via del Sole, un altro pedone, distratto dal sonno mattutino, senza guardare né a destra né a sinistra, forse italiano, passa repentinamente dal marciapiede alla strada.
Ci troviamo di fronte l’uno all’altro, alza la testa, mi guarda come risvegliato da un sonno profondo,alza le spalle in segno di scusa.
Gli sorrido, alzo le spalle anch’io e penso…”sono cose che succedono”.

Ogni giorno si compiono slalom in mezzo alle incertezze dalla quotidianità.
Molti sviluppano la propria capacità di adattamento, diventando atleti dello slalom.
Si crea un vero e proprio culto dello “slalomista”.
Lo “slalomista” è quel soggetto che investe la maggior parte delle proprie energie su se stesso, sulle proprie qualità atletiche, per difendersi da un mondo che considera oggetto immodificabile.
Ed il culto diventa un’epidemia che contagia tutti..quasi tutti.

Ogni tanto si incontrano soggetti che fanno ginnastica per usare il meno possibile la frase “sono cose che succedono”. Ogni eccezione rappresenta un probabile pericolo. Uno spiraglio può diventare una voragine ed aprire l’universo del …”si sa come vanno le cose”.
Ogni giorno lotto come stesso per non rispondere ..”sono cose che succedono”.

Un’eccezione per i simpatici pedoni, però,  mi viene di farla.

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Intercity

Posted by admin on Oct 15 2008 | Riflessioni, Società, racconti

Sono un frequentatore di treni da un po’ di tempo a questa parte.Quando possibile scelgo il treno. Un piccolissimo contributo alla qualità dell’aria da un lato, dall’altro il viaggio diventa un’occasione per rallentare il ritmo, per scrivere (come ora) leggere , pensare. Vi sono tre tipologie di treno.

Il treno regionale, il treno della prossimità. Per percorrere il tratto Firenze. Pistoia  uso frequentemente il treno regionale, treno ad alta frequentazione; così viene definito. Il treno regionale compie tratti brevi, raccoglie persone prossime che vivono in città limitrofe; è quasi un mezzo metropolitano. Persone conosciute, che frequentano spesso luoghi simili. Persone assonnate o reattive a seconda che durante la notte si sia consumato riposo o sollazzo.

Il treno intercity, il treno interculturale. Lunghi tratti intervallati da soste anche presso città minori. Raccoglie persone che si spostano da città di provincia non toccate dai treni veloci. Persone di razze,  dialetti diversi. Il treno intercity usa ancora  le vecchie carrozze con scompartimenti a sei posti.
Lo scompartimento del treno è un luogo magico, una specie di microcosmo che abbatte le relazioni spazio temporali; nello spazio di un viaggio puoi assistere allo scorrere rapido della vita intera di una persona.

Eurostar il treno del business. Percorre lunghi tratti veloci, trasporta uomini che si muovono per affari, attratti dalla meta. Il viaggio, solo mezzo, rende inessenziale la comunicazione.

Tre luoghi.
Il primo contiguo alla nostra quotidianità, dove si continua a parlare come se si fosse al bar sotto casa.
Il secondo un luogo interculturale. Crea ambienti che danno il via a “prove tecniche di dialogo”.
Il terzo un “non  luogo” , solo un mezzo per altri fini.

Il trasporto sul rotaia si concentra prevalentemente sui treni veloci.

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