Archive for the 'Riflessioni' Category

Colpa e responsabilità

Posted by admin on Mar 09 2010 | "Strettamente personale", Riflessioni

A volte il tempo annebbia i ricordi. Risolve ciò che rimane irrisolto. Così sembra!
Quando un ricordo esce dalla coscienza sembra sparire dalla nostra vita.
Può accadere che scelte fatte con passione o generosa dedizione, condite talvolta da scarsa consapevolezza,  giacciono nascoste nei nostri ricordi, annebbiate dal tempo.

A chi non è capitato di fare i conti con il passato che si ripresenta, magari sotto  nuove forme?
A volte questi ricordi riemergono, perché accadono eventi causati da scelte del nostro passato.
Può accadere pure di sentirsi vittime degli eventi, scatenare il nostro risentimento fuori di noi, attribuendo COLPE agli altri o al destino.

COLPA. Ho bandito il termine colpa dal mio vocabolario.
Si parla di COLPA quando ci si riferisce ad un atto o comportamento che contravviene a una norma. Si addice al diritto, meno all’etica per niente alla psicologia.
Se trasgrediamo una legge lo stato deve pensare alla nostra punizione. Se compiamo un atto “irresponsabile” ci confrontiamo invece con i nostri valori e con quelli della comunità con cui ci troviamo ad operare.
La colpa evoca la pena: chi trasgredisce la norma viene punito.

Per la felicità degli uomini a colpa preferisco RESPONSABILITÀ,  l’atto del rendere ragione delle azioni proprie a se stessi e alle persone “prossime”, il prossimo nostro.

La RESPONSABILITÀ che sembra appesantire, invece libera, rende gli uomini attori della propria vita. Ogni mattina faccio esercizio quotidiano per allenarmi alla RESPONSABILITÀ. Anche di fronte alle ingiustizie del passato.

no comments for now

Le fatiche dei “beati”

Posted by admin on Mar 08 2010 | Pezzi di altri, Riflessioni

Sottpongo all’attenzione dei miei tre lettori un pezzo tratto dal libretto di Erri De Luca: “Penultime notizie circca Ieshu/Gesù”. Interessante riflessione su Paradiso della Terra. Una riflessione per tutti coloro che aspirano ad uno stato di “beatitudine” senza trovarlo. Per tutti coloro che considerano

Sfrattandolo dal cielo.
La cantica di minore gradimento per i lettori è il Paradiso.
I Santi annoiano.
“Mi sentirei di girare in fil sull’inferno dantesco, forse sul Purgatorio, certamente non sul Paradiso”: il regista Alessandro Blasetti conferma così che la perfezione non si presta alla narrativa ed all’immaginazione.
Se si fa uno studio sull’impatto ambientale del Paradiso si finisce per istallarlo in cielo. In terra ingombra, in mare escluderebbe quelli che preferiscono la montagna.
La ricompensa eterna consola, ma sazia presto. Troppo miele provoca rigurgito. Il Paradiso, maiuscolo e prevedibile, è un ergastolo di beatitudini.

E’ tempo di costringerlo a migrare., di riportarlo indietro alla sua origine. In antico ebraico è pardès, un terreno di alberi da frutto, ben racchiuso tra muri. Non è in cielo, luogo che non ha recinti per nuvole, non è in mare che non ha confini per le onde. Il pardès è in terra.
In ebraico dispone di plurale, ce ne sono diversi. Kohèlet scrive: “Ho fatto per me giardini e pardèsim”(2,5) . Li ha fatti lui per sé, si possono produrre anche da solitari.

L’amante del canto dei canti dice della sua amata che è pardès di melagrane (4,13). E’ piantato ad alberi, mai è un deserto. Non è contemplazione, , è opera di lavoro, irrigazione, potature, innesti. Non è beatitudine, è sudore.
Non è pace, ma lotta contro le avversità.

Devo un esempio: Vilna, Lituania, settembre 1943, ghetto ebraico nei giorni della soluzione finale. Un gruzzolo di giovani ebrei resiste con qualche arma racimolata in giro. Mancano i proiettili. C’è nel ghetto una casa editrice con toppografia., la “Rom”, rinomata per la stampa dei grandiosi volumi del Tàlmud. I giovani vanno di notte a rubare  le barre di piombo delle stamperie per fonderle e produrre munizioni. Le sante lettere ebraiche diventano proiettili. Scrive lì in quel momento il giovane poeta Abraham Sutzkever:
L’ebraico valore serbato in parole deve irrompere ora nel mondo con uno scoppio.
Nel ghetto di Vilna i superstiti di una cancellazione generale fabbricavano intorno a loro uno dei pardesìm possibili, prima di essere inceneriti nel campo di annientamento di Sobibor. Il pàrdes è tempo salvato dall’inferno. Furono vinti, è certo, il pàrdes non accampa vittorie. E’ cerchio di fuoco intorno, è profezia di Amos: “Come salverà il pastore da bocca del leone due zampe o un pezzo di orecchio, così saranno salvati figli d’Israele”(3,12). Pardès è rimasuglio.

Pure il passaggio di migranti verso le nostre coste è pardès. E’ il loro viaggio escluso l’arrivo. Quello, qualunque l’esito, sia naufragio che scampo, è uscita dal recinto.
Concludo che il pardès si trova al suolo, ha durata assegnata poi si dissolve, si riforma altrove. E’ stato di eccezione, Il tempo al suo interno è sigillato nell’ambra, formula elementare dell’eternità. L’umanità si regge sul pardès.

E non è d’oro
perchè l’oro è niente
e senza sole nun sarria lucente.
(Salvatore Di Giacomo)

no comments for now

Amore per il ritmo e ritmo dell’amore

Posted by admin on Nov 19 2009 | "Strettamente personale", Riflessioni

Non è ancora scattata l’unità di tempo anno; il terzo livello di misurazione del tempo.
Giorni, mesi, poi arrivano gli anni. Se arrivi al terzo livello rischi di perdere il ritmo.
Qualche idea, che avrebbe la dignita di traformarsi in parole, ogni tanto scorre nella mia testa.
Tuttavia non riesce a sedimentare in modo sufficiente per passare sulle pagine di questo blog.
E si sa un blog ha un suo ritmo. Se lo perdi rischi di perderne il senso, ed anche l’essenza.
Battere il tempo; giorni,mesi o anni, tutto va bene. Ogni cosa, azione emozione, passione ha il suo ritmo.

Ci sono cose, azioni, che richiedono ritmo quotidiano, altre mensile altre ancora annuale.

Basta non fare confusione tra ciò che ha bisogno di cura quotidiana e ciò che invece ha necessità di attenzione meno frequente.

A me capita, qualche volta, di fare confusione; per distrazione, qualche volta per accidia.
La distrazione si combatte con il supporto della tecnologia, è sufficiente un allarme sul proprio telefono.
L’accidia, l’indolenza con il lavoro quotidiano.
Stamani, nello spazio di questo tragitto in treno tra firenze e pistoia, tento di rianimare il ritmo  di questo blog.
Forse un atto simbolico, per non dimenticare tutte le cose, tutti gli affetti, gli amori che nella vita hanno bisogno di ritmo.
Per rispettare il ritmo di ognuna di queste cosa.
Per assecondare il ritmo d tutte le cose imporanti della nostra vita.

Perchè perdere il ritmo significa perdere la visione dei nostri valori.

5 comments for now

Piani

Posted by admin on Sep 01 2009 | Riflessioni

Quando andavo a scuola il tempo libero lo passavamo in strada. Nelle periferie delle città degli anni 60 gli spazi della strada ricordavano ancora la dimensione delle comunità di rione.
Di lì a poco sarebbero diventati quartieri dormitorio.
Andavo a scuola a qualche km. Il sistema dei relazioni creato intorno alla scuola era diverso da quello della mia strada.
Non lontano ma diverso, come su due piani che scorrevano paralleli e distinti.
Le cose sono continuate ad andare così!
La scuola, l’Università il lavoro, il tempo libero.
Questi “luoghi” a volte conducono, inducono, manifestazione di noi.
Questi “luoghi”, qualche altra volta semplicemente accolgono i nostri piani.
In luoghi diversi siamo portati a manifestazioni diversi di noi stessi e della nostra identità.
In luoghi diversi si mostrano i nostri innumerevoli volti.
Tante facce quanti sono i piani della nostra esistenza.
Quando siamo genitori non abbiamo la stessa faccia di quando siamo figli  piuttosto che  lavoratori, amici, amanti…
Questi piani non sempre riescono a confondersi o entrare in osmosi. Il timore della collisione tra le nostre identità ci attanaglia.
Il timore di “collisione” tra gli abitanti dei luoghi dei vari piani ci induce a non fare mai incontrare persone che abitano su piani diversi.

Capitava, qualche anno addietro,  che i luoghi di incontro fossero naturalmente disposti ad accogliere piani diversi. Come non ricordare la piazze dei borghi, dove persone, distanti magari per cultura e per censo si incontravano, semplicemente perché condividevano degli spazi.

L’osmosi dei nostri piani interni ed esterni fa bene all’equilibrio della nostra mente, al nostro sviluppo culturale oltre a generare nuova linfa vitale.
Per questo occorrono luoghi, spazi, affinché queste pratiche si possano compiere.
Ho provato a fare spazio nella mia mente affinché questo percorso potesse compiersi dentro di me.
Ho avuto la fortuna di avere uno spazio fisico che rassomiglia un po’ a quello dei “tempi addietro”:  il mio rione.

no comments for now

Next »