All’ingresso del supermercato Coop di quartiere una bimba di 4/5 anni avvia un bizza. La madre alza la voce, il padre alza la mano.
Davanti all’ingresso staziona un giovane senagalese con la sua merce, conosciuto da tutti gli abitanti del quartiere
Il padre sfila l’uovo pasquale di cioccolato dalla mani della bimba e volgendo lo sguardo verso il giovane senagalese: “guarda che l’uovo te lo ruba Fatim”.
Fatim sorride e sta al gioco.
Si sa le bizze dei figli talvolta alzano la temperatura basale, ma il calore non deve alimentare sottrazione.
Due episodi di sottrazione.
L’uovo pasquale sfilato di mano. L’affetto primario del genitore viene meno. Amore in cambio di qualcosa.
L’uovo pasquale rubato. Furto di razza.
Azioni semplici, apparentemente innocue creano piccoli uomini con la percezione della perdita o peggio del furto. Il furto di chi non ha verso chi ha. In questa particolare dimensione dell’avere delle cose.
Nella cultura dei nostri figli ogni giorno si sedimenta la cultura della sottrazione.
Cultura della sottrazione alimentata da azioni di esclusione e non di inclusione.
Arrivo rapido senza fermate.
I treni veloci che arrivano a destinazione senza passare da stazioni intermedie.
Ricchezza finanziaria, a-materica.
La fama di chi partecipa ad un reality, caparbiamente conseguita senza la qualità dei contenuti.
La fama e non le passioni orientano il senso.
I nostri figli giacciono sotto questa pioggia incessante che, inclemente, invade da molti anni i nostri sensi; come pioggia acida che secca le fronde verdi e annebbia i colori degli alberi
Le foglie prendono tutti lo stesso colore.
Un terreno di coltura che ammazza la “biodiversità”.
Non è previsto nell’orizzonte delle possibilità lo studio per la crescita.
La scuola si è ormai adattata alle volontà dei propri elettori.
Andiamo a scuola non per imparare le inutili cose che contribuiscono alla crescita della persona. La scuola forma manager, gestori di cose, non persone.
Solo cose utili per persona utili.
Siamo alla fine se le persone valgono per quanto sono “utili”.
Vi ricordate questa immagine? Può sembrare un pò datata. Le immagini dl passato non dovrebbero essere riesumate. Hanno l’impronta del conservatorismo, delle battaglie di retroguardia. A parte queste suggestioni, l’immagine con il sole che ride era simpatica.
Nicolò mi ha messo nella sua mailng-list. Ha distribuito questo articolo. Contribuisco nel mio piccolo alla sua diffusione.
Moooolto interessante il VIDEO
Ieri il Ministro dell’elettricita’ iracheno Karim Wahid ha chiesto collaborazione alla Francia per la costruzione di centrali nucleari sul proprio territorio.
Oggi tocchera’ a Berlusconi ed a Scajola, che firmeranno sempre con la Francia un accordo di cooperazione sull’energia nucleare.
Mentre gli Stati Uniti d’America si accingono ad abbandonare il nucleare e ad investire tutte le risorse disponibili sulle fonti rinnovabili e sul risparmio energetico, dando inizio ad un cambio di strategia che a breve sara’ seguito dalla stragrande maggioanza dei paesi piu’ industrializzati del mondo, Cina inclusa, Berlusconi costringe l’Italia e gli italiani a compiere una scelta diametralmente opposta, esattamente come l’Irak.
Diranno che servira’ a restituire competitivita’ alle imprese italiane, che negli anni hanno effettivamente pagato l’energia ad un prezzo superiore a quello pagato dalle imprese che producono in Paesi che hanno esercitato l’opzione nucleare.
Da notare è che il costo dell’energia nucleare sarà il doppio di quella prodotta da altre fonti.
Ma non diranno a nessuno che tra circa 10 anni, una volta completato il gigantesco affare legato alla costruzione delle centrali nucleari e prima ancora della loro entrata in funzione, ogni potenziale beneficio risultera’ completamente azzerato.
Avremo semplicemente sostituito la nostra dipendenza dal petrolio con la dipendenza dall’uranio, il cui prezzo si e’ decuplicato negli ultimi anni, a causa di una ormai cronica insufficenza delle estrazioni, che recentemente ha costretto gli stessi francesi a rifornirsi da vecchie testate nucleari sovietiche smantellate.
Avremo sottratto miliardi di euro agli investimenti sulle energie rinnovabili e sul risparmio energetico, che sulla base di valutazioni operate da esperti di tutto il mondo, generano per ogni miliardo di investimento pubblico due miliardi di investimento privato e determinano, rispetto allo stesso importo investito per la realizzazione di una centrale nucleare, la produzione del doppio di energia elettrica.
Avremo accumulato altri 10 anni di ritardo sulle nuove tecnologie rispetto a paesi come la Germania, il Giappone, gli Stati Uniti d’America e la stessa Cina, che hanno invece investito o che hanno deciso di investire seriamente sulle energie rinnovabili.
Avremo perduto l’unico beneficio che questi anni di sacrifici del nostro sistema produttivo ha lasciato in eredita’ alle nuove generazioni: quello di non doversi fare carico dei costi giganteschi necessari per lo smaltimento delle scorie e lo smantellamento dei siti dei quali sono costretti a farsi carico i contribuenti francesi.
Avremo costretto le popolazioni dei territori che ospiteranno i siti a vivere nelle stesse condizioni dei cittadini francesi che negli ultimi anni hanno convissuto con una serie innumerevole di incidenti.
Il nucleare e’ il passato; le energie rinnovabili ed il risparmio energetico sono il futuro.
E piuttosto che del futuro delle sole poche imprese amiche che parteciperanno all’immenso banchetto del nucleare in Italia, Berlusconi dovrebbe occuparsi, come Barak Obama, del futuro di tutto il paese.
Le nostre giornate scorrono in un continuo alternare tra stare e fare.
Nei giorni di festa, quando rilassiamo le membra di fronte ad un vecchio film in bianco e nero, quando girovaghiamo per casa senza direzione, quando non pensiamo a cosa fare il giorno dopo, allora stiamo.
Al gioco del sette e mezzo, vai avanti, chiedi carta. Quando decidi di fermarti allora stai.
Dormire è stare.
Mangiare è stare.
Parlare è stare.
Riflettere è stare.
La famiglia , la relazione con il proprio partner, i figli, crescono e si consumano al livello dello stare.
Pur essendo pervasi dall’etica del fare la maggior parte del nostro tempo si dipana al livello dello stare.
Mentre stai, oltre a camminare nudo per casa, a perdere tempo a fare zapping alla televisione, pensi, progetti, costruisci per il fare.
Il fare crea cose e le lascia ai posteri. I personaggi della storia si ricordano per ciò che hanno fatto. La fama riguarda il fare.
Lo stare crea idee e affetti e le lascia ad amici, parenti, partner, figli.
Una cosa non è più importante dell’altra. Non vi è fare senza stare ed il fare da vita allo stare.
Qualche volta mi trovo nella spiacevole condizione psicologica di dover fare , per stare. Mi capita con i miei figli che non abitano con me.
Forse è inevitabile. Lo stare scorre rigoglioso nelle mura della propria casa.