L’impresa che vorrei

L’impresa che vorrei

Parole raccolte da un “cassetto”…scritte qualche anno fa!

Identità

Vorrei costruire un’impresa “forte” , con una forte identità che: 

  • metta al centro dei propri valori la trasparenza , la collaborazione, quotidianamente impegnata a creare relazioni di valore per i soci e per i clienti. 
  • abbia la capacità di cambiare, di mettersi in discussione, di guardare al futuro come ad un’opportunità. 
  • abbia nei propri pensieri quotidiani il valore, il desiderio e la determinazione di fare innovazione.

Obiettivi

Ed un impresa che :

  • consideri il valore come il connubio tra tecnologie e consulenza. 
  • osservi l’efficacia dei processi come il fine della propria attività ma con forti competenze tecnologiche abilitanti.
  • guadagni, che investa, che faccia innovazione per i propri clienti.
  • persegua l’obiettivo del valore e che per questo ponga attenzione ad ogni componente del sistema:
    • alle tecnologi disponibili
    • alle sfide ed agli interessi del cliente
    • ai miei limiti e quelli delle persone che fanno la nostra impresa
    • alle nostre possibilità

E che consideri ogni componente del sistema un’opportunità.

 Metodi

Ed ancora …vorrei un’impresa:

  • con un percorso chiaro, condiviso, con una guida altrettanto chiara e condivisa. (Leadership) 
  • dove responsabilità e gestione sianodistribuite in base alle attitudini, alle potenzialità, alle esperienze. (Gruppo dirigente coeso). 
  • che proceda con ritmo, che batta il tempo. (controllo di gestione)  
  • che usi le “quantità” come strumento di autocontrollo e di miglioramento continuo ma che consideri gli aspetti quantitativi ed organizzativi strumentali ai fini.  
  • che consideri fondamentale investire tempo per indagare sui fini.

Tempo

Ma sopratutto vorrei costruire un’impresa che continua a fare tutto questo dopo di noi. Il mio sogno è consegnare, insieme a miei soci, quest’opera al futuro.

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0 Comments

  1. elena rapisardi

    se consideriamo l’impresa come una forma di organizzazione, e quindi un’insieme di persone, quello che dici è vero; eppure secondo me dipende sempre dalle “persone”. sono le persone a fare impresa, a fare le istituzioni, a fare il mercato. queste non sono entità che vivono al di là delle persone, non sono entità autonome. così come quando si parla del mercato e dell’economia. l’errore del main stream, a mio modesto parere, è proprio nello spostare un problema legato alle persone in un “altro”, assolvendo i singoli da ogni responsabilità.

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    1. aleguidi

      Ciao Elena, Sono d’accordo con te sul fatto che ogni soggetto debba fare i conti con sé stesso. E sono d’accordo che i singoli tendono a spostare “fuori di sé” la responsabilità delle cose che non vanno per come ce le siamo immaginate.
      Ma come ci immaginano debba essere la comunità ,il gruppo, l’impresa in cui le persone si trovano ad operare e a spendere la propria creatività, immaginazione.. impegno ?
      In altre parole, possiamo immaginarci prospettive di “crescita” se non ci immaginiamo un futuro condiviso ?

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      1. elena rapisardi

        alcune persone formano un gruppo, un’associazione, un’impresa, ma se non condividono a monte alcuni principi che orienteranno l’azione qualsiasi forma di aggregazione si scelga sarà sempre monca, perché imposta e non scelta. nella mia esperienza qualsiasi gruppo (dalla famiglia all’impresa) deve condividere i principi, poi vengono gli obiettivi, la pratica e l’operatività. il fare insieme va bene ma con il tempo -nel lungo periodo- i nodi vengono al pettine. quindi penso che si debbano dichiarare i principi e discutere (confrontarsi) su quelli “prima”.

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