Mash-up: qualcuno ancora pensa?

Mash-up: qualcuno ancora pensa?

Vi è un gran pullulare di tecnologie che offrono eccezionali performance nell’aggregare in automatico informazioni, selezionarle in base al profilo di interesse renderle disponibili in tempo reale.
Vengono definite tecnologie mash-up.
In modo semplice posso aggregare contenuti (notizie, immagini, video..) in base ad argomenti definiti, pubblicarli in automatico sul mio portale aziendale. Le aziende hi-tech riversano sul mercato sempre nuovi device in grado di rendere ubiqua la fruizione dei contenuti.
Il ciclo di vita del prodotto informazione segue regole identiche al mercato dei prodotti. Abbiamo un produttore, un distributore, un consumatore ed un’autostrada su cui corre la merce.
I padroni delle reti, sia fisse che mobili, i padroni delle televisioni quelle tradizionali o via satellite cercano prodotto da sfornare sui loro mezzi.
Una cosa ogni tanto mi domando: ma con tutta questa gente occupata a raccogliere, spedire e leggere, sarà rimasto qualcuno a pensare?

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2 Comments

  1. Barbara

    bah… Raccogli, spedisci, ricevi, leggi e…. finalmente pensi. Se tutto questo lavoro di smistamento non producesse riflessioni allora la merce scadrebbe inutilizzata sugli scaffali della comunicazione!

    Il problema è un altro, secondo me: essendo la riflessione un oggetto di mercato al pari del consumo nel caso dei beni materiali, chi controlla che il prodotto porti ad una riflessione stimolante, costruttiva, elevata alzando il profilo delle informazioni anzichè seguire l’onda del profitto?

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  2. admin

    Barbara, mentre scrivevo ce l’avevo un pò con un’abitudine, abbastanza di moda su Web, di creare contenuti facendo il cocktail di notizie e informazioni da altri siti.
    Poi mi sono arrivate alla mente tutti coloro che hanno reso l’informazione merce. A questo proposito non vi è nulla di nuovo; da quando esiste il potere esiste una gestione manipolata delle informazione.
    Con Internet e con i blog si sono aperti nuovi spazi di libertà.
    Stiamo attenti a non correre il rischio di confondere il mezzo con il fine. Come al solito irrompe il problema del senso. Quando uno scrittore è animato più dal desiderio di riempire pagine che dal desiderio di discutere , capire, chiarire, abbiamo perso la dimensione di senso.

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