Aldo il babbo del mio migliore amico.
Avevo 15 anni quando ho conosciuto il mio migliore amico ed il suo babbo.
Fine anni 70. Scontri di piazza e scontri dialettici.
Aldo irrompe nelle nostre discussioni quasi senza tener conto dei nostri anni: i miei 15 e i 17 del mio migliore amico.
Con la visione di chi offre anche ad un ragazzo di 15 anni opportunità dialettiche di uomo maturo.
Così non era ma a noi sembrava, mentre discutevamo con Aldo.
Desiderio di farti parlare, di scoprire il tuo punto di vista.
Visione di un’umanità senza grandi e piccoli, senza nessun bonario sconto per la mia immaturità dialettica.
Aldo il babbo del mio miglior amico
Aldo, un amico.
Lasci un vuoto nei nostri cuori!
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+ o – ?
All’ingresso del supermercato Coop di quartiere una bimba di 4/5 anni avvia un bizza. La madre alza la voce, il padre alza la mano.
Davanti all’ingresso staziona un giovane senagalese con la sua merce, conosciuto da tutti gli abitanti del quartiere
Il padre sfila l’uovo pasquale di cioccolato dalla mani della bimba e volgendo lo sguardo verso il giovane senagalese: “guarda che l’uovo te lo ruba Fatim”.
Fatim sorride e sta al gioco.
Si sa le bizze dei figli talvolta alzano la temperatura basale, ma il calore non deve alimentare sottrazione.
Due episodi di sottrazione.
L’uovo pasquale sfilato di mano. L’affetto primario del genitore viene meno. Amore in cambio di qualcosa.
L’uovo pasquale rubato. Furto di razza.
Azioni semplici, apparentemente innocue creano piccoli uomini con la percezione della perdita o peggio del furto. Il furto di chi non ha verso chi ha. In questa particolare dimensione dell’avere delle cose.
Nella cultura dei nostri figli ogni giorno si sedimenta la cultura della sottrazione.
Cultura della sottrazione alimentata da azioni di esclusione e non di inclusione.