Scrivere, il business del terzo millennio

Scrivere, il business del terzo millennio

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Nella storia dell’uomo la scrittura è sempre stata associata ad un atto artistico. L’artista attraverso immagini o parole rappresenta scenari, racconta stati emotivi propri, o derivanti dalle relazioni con persone o ambiente.

Scrivere è come ogni altra arte, per esercitarla con virtù ti devi allenare. Il violinista per giungere alla massima espressione dell’atto artistico prova e riprova per far risuonare i propri “virtuosismi”.

Anche lo scrittore fatica per dare forma alle proprie intuizioni: quegli apparenti lampi di “genio” che si accendono improvvisamente perdono forza davanti alla prova del foglio bianco. Quando ti metti davanti alla tastiera ed inizi a scrivere quelle genali intuizioni ti sembrano banalità. Quei lampi che hanno illuminato la tua strada come la luce di un bengala ti lasciano all’oscuro e quella strada larga e illuminata sembra ora un viottolo sassoso e pieno di buche.

Scrivere sembra diventato il mestiere del terzo millennio. Nel tempo dell’ondata digitale trasformare i pensieri in caratteri “ricercabili dal motore” diventa un fattore competitivo. Tuttavia nell’immaginario collettivo scrivere, raccontare storie  sembra essere contrapposto al “fare del business”. In realtà la scrittura è diventato il più straordinario strumento di Business.

Se vuoi essere “cercato” devi scrivere. Se vuoi comunicare qualcosa devi scrivere. Se vuoi acquisire la fiducia dei tuoi clienti devi scrivere.

Scrivere è come ogni altra arte, per esercitarla con virtù ti devi allenare: carissimi uomini di Business: esercitate l’arte della scrittura per aumentare la forza della vostra azione!

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2 Comments

  1. celestechiaro

    Vero. Scrivere viene considerato un atto artistico. Molto spesso è esercizio di stile. Trovo molti, forse troppi “corsi di scrittura creativa” in giro, e questo mi lascia un po’ perplessa. Come è possibile “diventare” scrittore? Preciso che scrivo questo senza la giusta informazione: non ho idea cosa insegnino in questi corsi: potrebbero essere solo dei suggerimenti. Cerchero’ di informarmi e riempire queste mie lacune.

    Personalmente mi ritrovo molto in ciò che hai scritto nel post: quella scintilla che si accende, quella carica emotiva che pare sgorghi e debba riversarsi sopra un foglio … si rivela spesso qualcosa di ineffabile e di inefficace.
    Scrivi, rileggi, e ti accorgi che non hai nemmeno lontanamente reso l’idea di quella emozione, idea, concetto che hai sentito in modo così potente nella pancia o nella testa.
    La capacità di tradurre un pensiero, un’emozione, un’idea in parole, vestire tutto con le parole, e sperare di consegnarlo al lettore/ascoltatore in modo intatto e puro, senza troppe interferenze inquinanti si rivela un’impresa non da poco. Considerato che poi il tutto deve passare attraverso il filtro del destinatario che ovviamente è un’altra persona, un altro mondo, un altro sentire.
    Pero’ come mi piacerebbe “saper” scrivere! E anche saper cantare!. Non so fare nessuna delle due cose.

    Nel campo del lavoro trovo che vi sia una comunicazione un po’ meno formale rispetto ad un tempo. Un po ‘come le cravatte serie, le cravatte in genere, l’abito scuro. Si è ammorbidita, forse umanizzata. Di certo più sobria. Insomma meno vernice e raso, un po’ più blazer e mocassino.Qualcosa di meno piatto, meno freddo, più capace di raggiungere, quindi più efficace.

    Un caro saluto
    Orietta

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  2. aleguidi

    E’ vero!
    Trasportare le emozioni attraverso la scrittura è impossibile.
    E’ tuttavia uno dei modi che abbiamo per riconoscerle.
    Spesso, quando arrivano, nemmeno noi sappiano cosa sono.
    Se ci sforziamo di scriverle spesso ne scopriamo la natura, il significato, le cause.
    Un saluto
    Alessandro

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