Sento quindi sono ?

Sento quindi sono ?

Qualche volta  mi capita di ascoltare racconto che contengono questa frase: “ho compiuto questa azione  con la testa, senza ascoltare la pancia”.
In molti casi pensiamo alla “pancia” come al luogo delle emozioni profonde e attribuiamo invece  alla “testa” un ruolo normativo e limitante l’espressività delle nostre verità profonde.
A me non convince questa dicotomia tra emozione e pensiero.
Mi attrae maggiormente l’idea che, tra la nostra testa e le nostre emozioni, vi sia una contiguità senza discontinuità.
Talvolta  crediamo che quello che arriva dalla “pancia” sia “buono” perché attinente alla sfera del nostro vero IO.
Credo che il nostro vero IO sia localizzato in quello “stato liquido” derivante dalla necessità di continua “registrazione” per trovare l’equilibrio tra controllo (mente) e caos (emozioni, eros..).
Stimoli, idee per la costruzione di progetti e opere prendono vita, in continuazione, senza discontinuità,  dalle nostre capacità elaborative e dalle nostre “semplici” percezioni emotive.

In questo scambio, continuo e costante, queste due parti di noi si danno reciprocamente da mangiare.
Una volta la “pancia” nutre la mente , la volta successiva accade il contrario.Quando diciamo: “questa cosa non mi viene dalla pancia” significa che il nostro cervello non riesce a stare in equilibrio con  ciò che arriva dagli stimoli profondi della nostra emotività ma, non per questo, dobbiamo seguire quello “stimolo”.
Chissà… forse sarà per questo che le relazioni più felici e durature sono quelle costruiscono equilibri  tra  il flusso emotivo/erotico è quello elaborativo/concettuale?
Oppure dobbiamo riformulare il “cogito ergo sum”?

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