Amore

Scartabellavo le cartelle del mio pc. Ho ritrovato un pezzo tratto da un libro di Umberto Garimberti. “le cose dell’amore”. Interessante,  secondo me.

L’amore è diventato l’unico spazio in cui l’individuo può esprimere davvero se stesso., al di fuori dei ruoli che è costretto ad assumerei n un società tecnicamente organizzata. […] è diventato il luogo della radicalizzazione dell’individuo, dove uomini e donne cercano nel tu il proprio io, e nella relazione non tanto il rapporto con l’altro, quanto la possibilità di realizzare il proprio sé profondo, che non trova più espressione  in una società tecnicamente organizzata, che declina l’identità di ciascuno di noi nella sua idoneità e funzionalità al sistema di appartenenza.
[…]
Come controaltare della realtà sociale, dove a nessuno è concesso di essere se stesso perché  ciascuno deve essere come l’apparato lo vuole, l’amore diventa l’unico ricettacolo di senso rispetto ad una vita  considerata alienata, il luogo dell’individuazione, lo spazio per l’esercizio della propria libertà, fino ai limiti dell’anarchia, perché là dove il diritto del sentimento è considerato assoluto e divinizzato come unica e autentica via per la realizzazione di sè, che cosa ci difende dalla natura del sentimento che ha come sue caratteristiche l’instabilità  e la mutevolezza?
Nulla, E perciò  in amore costruzione e distruzione avvengono insieme, esaltazione e desolazione camminano affiancate, realizzazione di sé e perdita di sé  hanno intimi confini.
[…]
A così l’amore si avvolge ne suo enigma: il desiderare, lo sperare, l’intravedere una possibilità di realizzazione per se stessi cozzano con la natura dell’amore che è essenzialmente relazione all’altro, dove i due […] diventano qualcosa di diverso rispetto a prima della relazione, svelano l’’uno all’altro diverse realtà, si creano vicendevolmente ex novo, cercando nel tu il proprio te stesso, […] l’amore più che una razione all’altro appare come un  culto  esasperato  della soggettività.
[…]
Ma quando  l’intimità è cercata per sé e non per l’altro, l’individuo non esce dalla sua solitudine e tanto meglio dalla sua impermeabilità, perché già nell’intenzione di reperire se stesso nell’amore egli ha bloccato ogni moto di trascendenza, di eccedenza, di ulteriorità , capace di aprire una breccia o anche una ferita  nella sua identità protetta. Una sorta di rottura di sé  perché l’altro lo attraversi. Questo è amore.
[…]
L’amore non è una ricerca della propria segreta soggettività che non si riesce a reperire  nel vivere sociale. Amore è piuttosto l’espropriazione della soggettività, è l’essere trascinato dal soggetto  oltre la sua identità, è il suo concedersi a questo trascinamento, perché solo l’altro può liberarci dal peso di una soggettività che non sa che fare di se stessa.[…] ..deve essere un’incondizionata consegna di sé all’alterità che incrina  la nostra identità non per evadere dalla nostra solitudine, ne per fondersi con l’identità dell’altro, ma  per  aprirla
[…]
Per questo diciamo  che amore non è una cosa tranquilla, non è delicatezza, confidenza, conforto. Amore non è comprensione, condivisione, gentilezza, rispetto, passione che tocca l’anima o che contamina i corpi. Amore non è silenzio, domanda risposta, suggello di fede eterna, lacerazione di intenzioni di un tempo congiunte, tradimento di promesse mancate, naufragio di sogni svegliati.
Amore è violazione dell’integrità degli individui, è toccare con mano i limiti dell’uomo.

Questo articolo ha 2 commenti.

  1. Sì, decisamente interessante; intervengo per esprimere una considerazione personale partendo dalla frase ‘perché solo l’altro può liberarci dal peso di una soggettività che non sa che fare di se stessa’. Forse per prima cosa toglierei quel “l’” davanti ad altro poiché non è solo sempre una persona l’oggetto d’amore ma anche un atto, come la realizzazione di un’idea etc….
    Ebbene secondo me noi che la soggettività non sa che farsene di sé stessa non l’abbiamo capito, questo peso della soggettività non lo sentiamo, o quanto meno non sentiamo l’esigenza di liberarcene e così succede che vediamo nella società come nell’altro solo uno specchio per riflettere la nostra immagine, confondendo la realizzazione del sé col riflettere l’immagine in specchi sempre diversi e reiterandola dunque nel gesto, puramente edonistico, di ammirarsi.
    Di fatto manca il sentirsi utili e sentire che cio’ che fai è utile. Manca il motivo, per amare. Secondo me.

    Barbara M.

  2. Ciao Barbara benvenuta nel mio blog.
    Hai ragione, ciò che manca è il “senso”. e non solo nell’amore.

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