Stimolato dal commento di Lorenzo aggiungo qualche considerazione.

Qualche giorno fa parlavo con il mio babbo.  Classe 1931, favorevole al nucleare, convinto anche dalle lezioni di Piero Angela sulle energie rinnovabili. In una puntata di SuperQuark di qualche anno fa evidenziava che l’uso di fonti rinnovabili può con difficoltà sostituire le fonti tradizionali.  La “realpolitik” sembra non tener conto nemmeno lontanamente di un aspetto: la ricerca.

Dove va la ricerca, dove buttiamo i soldi? Nelle centrali nucleari? O nella costruzione del ponte sullo Stretto di Messina?  Piccole aziende nei loro piccolo laboratori inventano soluzioni che aumentano l’efficenza eneregica con crescite di proporzione geometrica. I pannelli fotovoltaici di oggi sono solo lontani parenti di quelli che vengono prodotti oggi.

La ricerca non è neutra Techne. Investire in ricerca significa aver creato dibattito, discussione su dove orientare gli invenstimenti.  Trascrivo qualche passo di questa intevista di  Jeremy Rifkin, l’autore del libro “economia dell’idrogeno”.

“Non credo che l’energia nucleare sarà significativa in futuro e credo che sia alla fine del suo corso e qualsiasi governo sbaglierebbe a investire nell’atomo. Vi spiego le ragioni. Non produciamo Co2 con gli impianti nucleari, quindi dovrebbe essere parte della soluzione ai problemi climatici. Ma guardiamo ai numeri. Ci sono 439 impianti nucleari al mondo, oggi, che producono solo il 5% dell’energia che consumiamo. Questi impianti sono molto vecchi. C’è qualcuno in Italia o nel mondo che davvero crede che si possano rimpiazzare i 439 impianti che abbiamo oggi nei prossimi vent’anni. Anche se lo facessimo continueremmo a produrre solo il 5% dell’energia consumata, senza alcun beneficio per i cambiamenti climatici. E’ chiaro che perché ne avesse, dovrebbero coprire almeno il 20% della produzione. Ma perché la produzione di energia sia per il 20% nucleare, dovremmo costruire 3 centrali atomiche ogni 30 giorni per i prossimi 60 anni. Capito? Duemila centrali atomiche. Tre nuove centrali ogni mese per sessant’anni. Non sappiamo ancora cosa fare con le scorie. Siamo nell’energia atomica da 60 anni e l’industria ci aveva detto: “Costruite gli impianti e dateci tempo sufficiente per capire come trasportare e stoccare le scorie”. Sessant’anni dopo questa industria ci dice “Fidatevi ancora di noi, possiamo farcela”, ma ancora non sanno come fare. L’agenzia internazionale per l’energia atomica dice che potremmo avere carenza di uranio tra il 2025 e il 2035, facendo cosi’ morire i 439 impianti nucleare che producono il 5% dell’energia del mondo”

Questo articolo ha un commento

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Chiudi il menu