Dalle grandi narrazioni alle pratiche Zen

metti la cera

Il 900 è stato il secolo delle grandi narrazioni. Cristianesimo e Marxismo hanno formato intere generazioni di classe dirigente. Non solo hanno fornito cultura condivisa ma si sono spesso mostrate come luoghi di costruzione del senso.

Senso, parola dai mutevoli e variabili significati: può essere uno dei 5 di cui disponiamo. Qualsiasi sia tra i 5, gli assegniamo il compito di stabilire il contatto con la “fisicità altra”, con ciò che è altro da noi.

Può indicare la direzione da seguire: avanti, indietro, sinistra, destra.
Oppure indica le ragioni del cammino, il perché.  Perché stai facendo quella cosa ed inevitabilmente accompagna una riflessione sull’essere.
Spesso non conosciamo le ragioni del cammino, il perché della direzione che abbiamo intrapreso; “l’ecosistema culturale-politico”  del nostro secolo non aiuta. E’ diffuso il pensiero che il fare sia un valore ed il pensare un’inutile perdita di tempo che toglie tempo all’azione.

In un contesto come quello descritto perde forza anche l’azione del progettare.
Progettare ha a che fare con le “strategie esistenziali” di individui e comunità.
Prevede l’individuazione delle azioni, delle risorse, degli strumenti per orientare se stessi e la propria comunità verso la direzione che abbiamo scelto.
Ma allora, cosa fare quando la carenza di ‘pensiero’ non consente l’individuazione dei fini ?

Una buona cura per combattere la latenza dei pensieri consiste nel CAMMINARE, anche senza una meta certa.
Talvolta il nostro cuore batte al ritmo del sonno anche in stato di veglia.
Camminare attiva il calore corporeo, aumenta l’agilità, fa battere il cuore al ritmo della veglia e non a quello del sonno.
La metafora del cammino evoca il movimento, il rapporto con il proprio corpo, l’incontro con l’ambiente, con le persone che camminano nella tua direzione o nella direzione opposta.

Camminare, un’attesa creativa.
Mentre cammini percorri strada. Mentre percorri strada accumuli cellule primordiali di pensiero in attesa che la nostra emotività creativa li trasformi in concetti.

Vi sono momenti della nostra vita in cui naturalmente camminiamo senza meta certa ?

  • Prima della maturità intellettuale. Si sa che l’uomo non ha avviato il “pensiero sistemico” dopo la tarda adolescenza.
  • Quando non abbiamo la sufficiente esperienza per compiere analisi “astratte” sui percorsi di senso.

Oggi con sempre maggiore frequenza accade che in questo naturale vuoto di esperienza si annidi il germe pericoloso della sfiducia.

Scrivo questo pensando ai miei figli, nei cui occhi trovo, talvolta, lo sguardo di chi considera il futuro come una minaccia.
E mi trattengo dalla tentazione di insegnare la mia morale in attesa che essi CAMMINANDO, mentre il corpo si muove e lascia respirare i “sensi”, raccolgano pezzi di esperienza indispensabile per costruire il proprio percorso di senso.

A questo punto è d’obbligo la citazione del mitico Maestro Miyagi dal film Karatè Kid, pietra miliare delle storia del pensiero, :

“ Prima lava tutte le macchine. Poi le lucidi, con la cera. Devi mettere la cera con la mano destra
e la devi togliere con la sinistra. Metti la cera, togli la cera. Il respiro lo prendi con il naso e lo
emetti dalla bocca. Metti la cera, togli la cera. Non dimenticare il respiro, è molto importante”

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