Ho visto due film in questi giorni “il Divo”, il film di Sorrentino su Andreotti e “Sangue pazzo” di Marco Tullio Giordana, la storia di due attori del ventennio fascista. Due storie diverse.

Ieri sera quando sono uscito mi ronzava per la testa un’idea. Quale filo tra queste due opere ? Gli anni dal dopoguerra ad oggi sono stati pervasi dai una perfetta e forse equanime elargizione di “etica della responsabilità” da parte della forze politiche in campo. Sull’altare di nobili ideali si sono consumate violenze inenarrrabili. Un pezzo di introspezione psicologica e ragion di stato quello che vede Andreotti riflettere sulla dialettica di male e bene.

Fa effetto pensare e rendersi conto che 50 anni di storia sono prevalentemente condizionati da forze oscure che hanno agito in perfetta coerenza con la missione del bene ultimo, anche se intervallato da qualche passaggio di male necessario. La giustizia sommaria che ha segnato alcuni eventi della lotta partigiana trova descrizione nel film di Marco Tullio Giordana.

E’ finita l’era dell’etica della responsabilità. Non vi sono sconti per le “azioni cattive”. La guerra non può albergare in casa dei “giusti”, per nessuna ragione.

Ho visto “il divo” con i miei filgi. Mi hanno chiesto: babbo che cosa possiamo fare?
Una volta gli avrei detto, senza pensare: “portiamo avanti la nostra lotta politica..”
Non ho trovato una risposta pronta, ho solo detto: “possiamo contare solo sul nostro comportamento..”
Una risposta etica quindi, non politica.
Non non contento di questa risposta

Da qualche parte dovremo pur ripartire.

Questo articolo ha 2 commenti.

  1. in effetti dovrebbe essere sempre così, si parte da noi e da noi in relazione agli altri..

  2. si, tanto per cominciare

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