E apparso nei giorni scorsi un pezzo interessante di Elena Pasquinelli su iMille.  Partendo dalla metafora sull’organizzazione  delle termiti e prendendo come spunto Mitchel Resnick : Turtles, termites and traffic jams, MIT Press, 1997 propone un modello di partito “dinamico, forte di un’intelligenza collettiva e della capacità di immaginare.  Lei lo fa pensando al PD;  a me ha fatto venire in mente qualche sconclusionata idea  che rigurdano in generale le forme della politica.

Ho postato le sconclusionate idee come commento su iMille. Le riporto qui per  i miei tre lettori.

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Stimolante la metafora dell’intelligenza distribuita.
Il modello descritto sembra evocare il “vecchio” modello della partecipazione a cui mi sento culturalmente più affine rispetto alla visione della politica come scontro tra leader.

Stimolante il tentativo di individuare modelli di relazione che consentono l’addensarsi di idee senza guida eteronoma.  Una specie di processo che crea “luoghi di stabilità” , di ordine,  agli immediati margini del caos.
Questi  modelli, presi in prestito dalla biologia e dalle scienze naturali  sono frequentemente usati anche in discipline che si occupano di organizzazione aziendale.
La nuova visione dei mercati come sistemi non lineari sviluppa riflessioni e risposte che sembrano garantire flessibilità superiore rispetto ai modello gerarchico/verticistico tradizionale.
La visione dell’organizzazione a testa unica tipica del fordismo/taylorismo superata  dalla produzione snella di Taiichi Ohno (padre del sistema toyota) prima e dalla visione per processi  degli anni “80 poi, ha tagliato la testa unica delle organizzazioni.
Da un po’ di anni si sono diffuse riflessioni  sulle organizzazioni rizomatiche; la rete come modello di aggregazione- distribuzione della conoscenza ha offerto notevoli stimoli in questa direzione.
Il rizoma, in biologia, contrappone, al “verticistico” sviluppo a radice  della strutture arborea una crescita senza testa, per nodi tipica  di alcune piante erbacee che nascono in condizioni sfavorevoli, vedi ad es.le piante acquatiche.
La metafora del rizoma è anche usata per rappresentare uno sviluppo del pensiero contrapposto alla filosofia tradizionale, il cui pensiero segue un processo lineare  e gerarchico.

Applicazioni di simili concetti sono inoltre presenti nelle architetture dei sistemi informativi moderni.
Alla visione centralistica , monistica, tipica dei grandi mainframe si sono sostituite architetture decentralizzate-distribuite che hanno indotto a sviluppare sistemi basati sulla tecnologia degli agenti intelligenti distribuiti fondati sui meccanismi di autoapprendimento sul modello delle reti neurali.

Insomma grande fermento intorno al tema centralizzazione e decentralizzazione dell’intelligenza.

Se portiamo queste riflessioni sull’idea di un partito che si forma come il frutto di un’intelligenza collettiva lo spunto è interessante e merita riflessione approfondita.
Ma lo sviluppo della riflessione non convince su alcuni punti e nei suoi esiti finali.

Il primo punto riguarda il ruolo eccessivo ruolo che nel dibattito corrente viene dato ai “sensori” d’ambiente.
Il continuo inseguire i “sentimenti” della gente,l’uso ricorrente dei sondaggi sono la prova di questo approccio.

Accade tuttavia che nella formazione delle percezioni collettive si faccia uso frequente della pratica del pre-giudizio. Il giudicare senza aver compiuto approfondita analisi è pratica diffusa del nostro tempo.
Percezioni indotte che addensano falsa coscienza.
Analisi, giudizio, percezione,  conoscenza  e poi di nuovo analisi , giudizio… Questo cerchio della conoscenza si spezza quando una di queste fasi è percorsa in modo incompiuto perchè a velocità troppo elevata.
Insomma, la deriva pericolosa di questo approccio è che il tutto si limiti alla presenza di  buoni percezioni ed una auspicata capacità di adattamento dell’organismo, ponendo in secondo piano il contenuto di “senso”

Il secondo riguarda la foto di famiglia.
Credo che il padre sia già stato ucciso, nel PD sicuramente, nella sinistra non ancora ma con i medesimi effetti nefasti.
La morte è il destino naturale degli uomini.
Tuttavia restiamo orfani in caso di morte violenta, prematura, non in caso di morte naturale.
La morte naturale lascia il tempo di consegnare  eredità ai vivi.
Questa morte violenta ha lasciato i vivi,  soli, dimenarsi in discussioni, prive di “senso”,  sulle buone pratiche nelle gestione dell’esistente.
Intendo dire che i ragionamenti orientati al miglioramento dell’efficienza  della vita di un organismo, un’impresa, o un istituzione rappresentano “livello 2” , quello che arriva dopo l’identità.
L’identità è ciò che descrive il modello di società che vogliamo, quella che riteniamo debba fare “uomini felici”

Ci si domanda a proposito dell’identità del PD:
“E’ possibile che tutto questo resista alla perdita di un’ideologia e di una linea comune che detta tutte le scelte del partito e dei suoi membri – il cervellone ?”
A me verrebbe di rispondere di no, al contrario di quanto sostenuto da Elena Pasquinelli.

Pretendiamo che la sinistra ritorni a pensare, discutiamo del limite filosofico dell’elaborazione marxista. Non ammazzando frettolosamente il padre, in una posizione difensiva ma di crescita culturale.
Proviamo a dire con chiarezza che cosa pensiamo del marcato come unico valore di regolazione delle relazioni.
Da qui in poi cominciamo a dire che società vogliamo.
Vedremo che la differenza si consuma tra chi pensa ad un modello di sviluppo basato sulla crescita e chi ne vede uno basato sulla ricchezza , sulla felicità, incidentalmente sulla decrescita.

Insomma corriamo il serio rischio di rimanere schiacciati, da un lato dalle nostalgiche passioni giovanili di qualche dirigente politico, dall’altro dall’approccio di “veloci riformisti” che hanno dimenticato la buona e “lenta” pratica dell’analisi. Perché i tempi del consenso non non lo consentono.

Insomma tutta la sforzo delle riflessioni sembra prestare attenzione all’efficienza degli organismi o delle organizzazioni.
Poche domande sul senso, vero cemento di identità.
Chi compie riflessioni sul “management di un organismo non pone domande del genere; la domanda è pleonastica perché la risposta è già data ed è la più semplice: il profitto.

Abbiamo ammazzato il padre e lo abbiamo cancellato rapidamente dalla foto di famiglia, per vergogna.
Abbiamo ammazzato il padre prima che ci spiegasse come fare a lanciarsi in volo ma, come il gabbiano di Giorgio Gaber,  abbiamo perso  “l’intenzione del volo, perché ormai il sogno si è rattrappito”.

Questo articolo ha 2 commenti.

  1. Sembra che i sogni non abitino più qui. o almeno il sogno ingenuo – dico oggi -, quello di una società giusta, è probabilmente finito nel cassetto dei ricordi.
    Il PD …. il PD perso nella ricerca di tecnicismi organizzativi che lo rinvigoriscano. Ma si sbaglia e con lui anche quei partiti scomparsi in un soffio.
    Le poche volte che ho letto questi “dibattiti” nella rete sono rimasta delusa, amareggiata perché non ho trovato nulla che mi convincesse a partecipare: democratici autoreferenziati, idealisti senza ideologia, innovatori senza innovazione. Ho sentito il vuoto di chi non vuole fare affermazioni scomode per non perdere consensi – ma questa è una tradizione italica.
    Vorrei trovare dei luoghi dove si discute sul serio e profondamente, e che generino azione e impegno. E pensare che i temi non mancano: il lavoro, la casa, l’ambiente. Ascoltiamoci, ascoltateci, quando siamo in tram, o in coda alla posta o al supermercato. Le persone parlano dei loro dubbi e delle incertezze. Ascoltiamoci …. e cerchiamo di capire.

    E i valori, dei quali Alessandro parla spesso e con sincero ardore, dove li mettiamo i valori? I valori che conducono l’azione. I valori sono le fondamenta e invece siamo qui a parlare “serenamente e pacatamente” occupando spazi del pensiero, riflessioni libere e senza impegno e nemmeno rischio. In altri casi si scade nel lamento: le tasse, la violenza, il capo, il collega, ….
    Diacimolo, siamo vecchi e noiosi senza prendere il buono dell’anzianità, ossia l’esperienza.
    Il sogno è di poter costruire questo luogo con persone adulte e vere. Ma come fare? Che fare?
    Altrimenti non resta che l’esilio. E di corsa anche.

  2. E’ vero vi è anche un rischio nell’impegno per il cambiamento.
    Ma si sa, il rischio è una pratica poco diffusa, per tutti. Non lo è più per chi fa politica e nemmeno per chi fa profitto. Si è scoperto che si può fare “politica” ed incrementare profitti…senza rischio.

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