I mille

Ho letto la relazione introduttiva all’assemblea de “i mille”, un gruppo che all’interno del PD crede debba essere avviato un processo di rinnovamento grazie anche nuovo possibile accesso al potere da parte di forze competenti e degne dei merito.

Obiettivo lodevole e condivisibile.  Tuttavia credo che gli argomenti che continuano a ruotare intorno al PD non convincono sulla possibilità. Ho scritto un commento alla relazione che riporto qui per i miei 5 lettori.  🙂

Ho letto la relazione e ho seguito qualche intervento su “radio radicale”
Ho trovato molte riflessioni di metodo, (compreso il problema dello spazio a nuovi gruppi dirigenti) e poche approfondimenti sul problema del senso.
Non sembra abbastanza per “sostituire” la dilagante e imperiosa forze della cultura neo-lberista?

Ho sentito parole come sviluppo, merito, crescita, competenza.
Tutto bene per carità!!
Ma come mai la destra prende voti? Solo per clientela mafiosa?
Non credete che che vi sia un problema culturale sul quale lavorare che va ben oltre la conquista del consenso della “gente”.
Non sono convinto che il problema si risolva cercando di capire bene che cosa vuole la gente. Forse sarebbe il caso di scatenare un dibattito su bisogni e sentimento dei bisogni?
E allora, soluzione delle soluzioni, facciamo una stupenda survey per capire che cosa pensa la “gente” !! ??
Non sarebbe, forse,il caso prima capire che cosa pensiamo noi?

Vorrei aver sentito una posizioni su:
Capitalismo neo-liberista.
Aumento delle disuguaglianze a livello mondiale
Finanza
Lavoro,precarietà.
Devastazione del nostro pianeta e crescita del PIL
Beni comuni dell’umanità
Guerra e pace
Nuove comunità in una società di migranti.
Leadership e partecipazione.

In altre parole, se vogliamo usare il linguaggio dell’impresa, ho visto molti argomenti da manager (gestori) pochi da imprenditori.
Che il PD sia pervaso da ansia di fallimento?
Con il linguaggio della politica:
molti argomenti da “amministratori”, e pochi da politici.
Perché la politica è quell’arte nobile che riflette sui fini e sui mezzi per raggiungerli.
Ed è dalla riflessioni sui fini che nascono nuove identità
Ed da nuoce identità che nasce nuovo consenso.
Ma si sa ..questa “roba” non ha tempi elettorali.

Questo articolo ha 5 commenti.

  1. Sinceramente, pur se in linea di massima, mi trovo d’accordo sulla tua tesi, i trovo invece a disagio quando parli di prassi. I MILLE sono i giovani del PD che chiedono spazio per raggiungere e diventare i gangli del nuovo corpo del partito. Questo è ovviamente un ragionamento che richiede solo una richiesta di riconoscimento e di autonomia.
    Diverso è il discorso della linea politica, il senso come dici tu, non è ancora chiaro, non è una pulsione omogenea che conduce ad un senso comune.
    Se vogliamo una risposta alla nostra domanda dobbiamo prima comprendere la composizione di questo partito e le ragioni della sua formazione. Ma il discorso è lungo e il percorso ancora troppo fresco per farne un’analisi accurata.
    Tra i MILLE ci sono coordinatori di circolo che quotidianamente si danno da fare per creare un’identità a questo partito. Ma questo partito comunque manca di idee comuni perchè è una fissione (e come vedi non la chiamo fusione) di inclusioni fortemente indentitarie e difficilmente mescolabili.
    La questione è quale partito vogliamo? Pensi che esista una idea che ci accomuni? Io e te per esempio, credi che vediamo lo stesso partito? Faccio un esempio: tu ne parli come se dovesse essere un’impresa, io ne parlo come un’entità etica, tu lo consideri un crogiolo di attività atte a tenerlo nel campo dell’economia e dell’imprenditorialità, io penso che dovrebbe ricostruire un’ideologia che sia accettabile anche dalle persone culturalmente semplici in modo che si sentano rappresentate e ascoltato.
    Non dico che le nostre posizioni siano distanti poi negli scopi finali, ma tu pensi al fine e io a come arrivarci.
    Purtroppo le tue considerazioni, seppur giuste conducono il partito ad una discussione intellettuale a livello dirigenziale, ed io lo faccio ripartire dalla vecchia base….. insomma queste sono le idee poco chiare e prova a metterti a ragionare con gli altri quattro lettori del tuo blog e dopo vediamo che va a finire.
    🙂
    Ma non scoraggiamoci, ogni atto è utile per maturare
    Ciao Ross

  2. Ross, grazie per il tuo commento.
    Mi rendo conto che questi strumenti asincroni a volte non aiutano.
    Sono d’accordo con te che prima di cominciare a riflettere verso quale direzione andare sarebbe necessario porre una buona base etica.
    Per questo sono diffidente tutte le volte che da sinistra si lanciano strali acritici verso Di Pietro o Grillo.
    Non si può ricominciare a fare politica in un quadro dove manca accordo sulle leggi etiche ( e non mi riferisco al conflitto sulla laicità)
    Qualche mese fa:
    http://www.alessandroguidi.net/?p=53

    Inoltre: non penso a discussioni di tipo dirigenziale penso semplicemente a delle discussioni.
    Non trovo nessuno che abbia messo su un qualche diavolo di incontro (nella sinistra parlamentare e non) sulla lista di temi prima citati-.

    Capitalismo neo-liberista: intendo dire, il comunismo è morto nei fatti e nella sua ragioni teoriche. Cosa intendiamo contrapporre?

    Aumento delle disuguaglianze a livello mondiale. Come si combatte?

    Finanza. Cosa fare per diventare le imprese “responsabili socialmente” e non dei luoghi ove si fa speculazione?

    Lavoro,precarietà. : tra i mille ho sentito diversi discorsi sulla competitività. Molto vicini a Marcegaglia.

    Devastazione del nostro pianeta e crescita del PIL Beni comuni dell’umanità. Negli Stati Uniti diversi scrittori non comunisti stanno sviluppando riflessioni contro lo strapotere delle corporation Vogliamo partecipare a questo dibattito?

    Guerra e pace. Ci va bene la guerra “responsabile”?

    Nuove comunità in una società di migranti. Sento solo preoccupazioni sulla sicurezza. Nessuna riflessione su come sviluppare integrazione.

    Leadership e partecipazione. Personalmente ho una ritrosia un pò anarchica verso tutte le forme di leaderismo con annessa delega di rappresentanza. Preferisco la partecipazione. Come vedi sono d’accordo con te.
    Magari abbiamo bisogno di eroi. Mi sono divertito in questo post. Se hai voglia leggilo
    http://www.alessandroguidi.net/?p=164

    Ciao Ross e grazie ancora del tuo commento!

  3. Ciao,
    i temi che citi sono molto spesso affrontati sul blog, con posizioni anche molto diverse. L’assemblea era un momento di aggregazione, di organizzazione del movimento, per fare il punto dopo un anno e rilanciarlo. Anche se non sono mancati momenti di approfondimento, su un numero di temi che è stato volutamente limitato per poterne parlare con calma (cito i titoli delle sessioni: “cervelli in fuga”, “diversità”, “sud”) e su cui sono state avanzate delle proposte politiche dopo un dibattito a volte anche acceso. Le conclusioni votate ieri saranno prestissimo sul sito oltre ad essere già nei video di Radio Radicale. Non era una “scuola programmatica” su un ventaglio enorme di temi, sicuramente importantissimi (ci mancherebbe altro) ma proprio per questo che meritano uno spazio maggiore e una seria e specifica organizzazione.
    Ripeto era un’assemblea nazionale, per promuovere e organizzare il movimento in questa nuova fase (l’anno scorso quando ci fu la prima assemblea Prodi era al governo, e sembra un secolo invece …). Poi ovviamente un movimento, ancor più uno aperto come iMille, non ha una visione del mondo unica e assoluta (e per fortuna cavolo!!) e sono sicurissimo che ognuno di noi ha posizioni specifiche diverse, ma questo è l’essere di sinistra non solo in italia ma nel mondo intero.

  4. Ciao Riccardo,
    ti ringrazio del contributo.
    Credo tuttavia che non sia possibile attraverso le strade indicate indurre un’ inversione del monismo culturale che sta affliggendo i nostri tempi.
    La visione del mondo unica e assoluta a cui tu fai cenno c’è, esiste già ed è quella del pensiero neo-liberista.
    Stamani mentre dibattevo con Emidio Picariello che appartiene al movimento de “imille” mi è stato detto: “la politica delle teorie è finita..”
    Ma mi domando: può un giovane di 20 anni appassionarsi alla politica attraverso le (magari) lodevoli proposte “amministrative” , senza percorrere una chiara prospettiva identitaria?
    E ancora se di buona gestione si deve parlare ..quale migliore di quella del cavaliere che ha creato un impero economico.
    Ho paura che “la politica concreta” , come stamani l’ha definita Emidio, non sia sufficiente a creare nuove coscienze, nuova cultura.
    Questo non vuol essere un discorso da nostalgico di una sinistra che non c’è più. Non amo la nostalgia nemmeno nelle relazioni personali.
    Ma arriverà un bel giorno in cui il mondo, a forza di “crescere” , esploderà sotto il profilo ambientale, economico e culturale.
    Possiamo pensare a “decrescere”?
    Schiere di liberisti di oltre oceano stanno riflettendo su questo.
    La sinistra italiana (tutta) è incastrata sulla ledership e sulla ricerca del consenso.
    Non mi sembra che i risultati siano buoni.

  5. Se l’articolo di Simoni su Europa deve essere la Polaroid che fotografa la assemblea dei iMille a Roma, beh, ce ne e’ parecchia di sostanza per dire che la foto e’ venuta male. Lo dice esplicitamente il prof., testa pensante del movimento: iMille si propongono come una “agenzia” di collocamento per i nuovi dirigenti del partito. Sara’ forse dovuto all’ambiente allineato delle pagine del giornale che lo ospita ma Simoni in finale si rilassa e arriva anche a parlare e ringraziare quei “professionisti” (cito letterale) che dei iMille sarebbero lo spirito, Sofri (per essere chiari) in testa. Alla luce di queste semplici considerazioni risulta chiara la natura bivalente e per nulla nuova del gruppo: movimentista ed oligarchica, quasi aristocratica. Il gruppo sfrutta, secondo delle categorie ben selezionate, le diverse anime movimentiste del PD, quelle anime che si raccolgono intorno a temi precisi, per impostare la sua scalata al potere. Crescetevi e diffondetevi in ogni corrente, predica in buona fede il Simoni, ci ritroveremo da bravi scalatori tutti in cima, quando avremo buttato di sotto la dirigenza e imposteremo il nuovo futuro del partito.
    Quello che mi butta nella disperazione e’ costatare come, affinche’ questa manovra sia possibile, occorra sfruttare la tradizione di un partito di sinistra senza esserlo affatto.
    Vuoi essere il popolo del blog? Vuoi essere l’espressione operativa della nuova etica politica? Quella con il passe-partout culturale alla Wittgestein, per intenderci, che apre e chiude tutte le porte in maniera “giusta”? E fatti allora il partito per conto tuo! Fatti i laboratori e le reti che ritieni piu’ opportune, coopta chi meglio credi.
    Ognuno e’ libero di dar vita alla realta’ politica che desidera ma questi, affinche’ la loro azione riesca ad incidere, hanno bisogno di vampirizzare 60 anni di tradizione politica. Il bravo e brillante economista del World Economic Forum mi si viene a proporre come dirigente (nella sostanza). Dirigente di un partito che ha nella sua tradizione le grandi battaglie per il lavoro e che ha sempre posto il lavoro come valore costituente la dignita’ dell’uomo. Piglia e mi si mette a fare il neo-liberista, arrivando a criticare accademicamente la difesa storica del posto di lavoro operata da PCI e DC nei decenni. Questo non lo posso accettare. Sara’ ideologia ma io rifiuto la ricerca, lo studio e la conoscenza accademica utilizzata come strumento di lotta politica come rifiuto l’argomento scientifico come determinante delle scelte politiche. Accetto la critica storica-politica al ruolo del sindacato ma non la critica professorale e rifiuto, lo dico con chiarezza, chi “professoralmente” si candida alla dirigenza del mio partito, perche’ e’ una forma di aristocrazia ( aristocrazia = governo dei migliori) che non e’ affatto democratica. I meriti accademici, professionali non sono meriti politici. Le mie idee e i miei contributi contano nel dibattito quanto i tuoi. Poi se vai al governo e’ chiaro che e’ un altro discorso ma tu non mi sali in cattedra al congresso forte solo dei tuoi curricula.
    IMille, in assoluta buona fede, hanno necessita’ di essere prima che di agire ed eccoli allora rivolgersi alla base, grande finanziatore di ogni spirito buono, per raccogliere quel “moto”, quella agitazione, quel … movimento! Del quale hanno bisogno.
    E lo hanno fatto e tanta gente, con spirito, ha partecipato perche’ la voglia di fare politica e’ forte, sana, matura, desiderosa di spazio.
    Tutte le tirate sui vari argomenti trattati rispecchiano semplicemente questa necessita’ fisiologica e non esprimono nessuna linea guida. Si sfiora l’ovvio nelle conclusioni di Simoni e non poteva essere altrimenti. L’universita’, ad esempio, che sembra stare tanto a cuore a chi parla di “mentorship” come viene liquidata nelle parole conclusive? “Si auspica un sistema che valorizzando gli interessi … bla, bla, bla …. arrivi … bla, bla, bla anche a implementare anche un sistema di valutazione per i professori. bla bla “. Bene, come? Come santoiddiio? Dimmi Simoni come vuoi riuscirci a districare il sistema di potere delle universita’ senza impensierire i sonni di quelle migliaia di professori che fanno parte della struttura del PD e che al PD sono strutturali e con i quali ti rapporti, quotidianamente, perche’ fai parte del PD.
    Come fai se poi corri a rassicurare la leadership di Veltroni per assicurare al tempo stesso legittimita’ al tuo tentativo?
    Insomma, e’ davvero rivoltante questo tentativo in buona fede ma sostalziamente oligarchico di alcuni dei iMille di fare i rivoluzionari di famiglia non sulle spalle del padre ma a spese di tutta la parentela.
    Saluti

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