Mi sono ritrovato, due anni, fa insieme ad un altri 18 pazzi scatenati coinvolto in un’impresa. Non era una spedizione alla scoperta delle sorgenti del Nilo ma un’impresa di quelle che fanno fatture ed incassano euro.

E’ accaduto per caso, perchè l’impresa per la quale lavoravamo era fallita. Non ho mai avuto la passione dell’imprenditore, tuttavia un certo interesse per l’atto dell’impresa.

Impresa, il lessico richiama alla mente un atto eroico, anche se accade che le persone che ne interpretano gli atti spesso hanno ben poco di eroico.

Ho letto la definizione del vocabolario Garzanti: “ciò che si comincia a fare o si ha in animo di fare: pensando, consumai la ‘mpresa / che fu nel cominciar cotanto tosta (DANTE Inf. II, 41-42)”

Quindi l’idea di una cosa difficile, che richiede progetto, camminare lento, riflessione, sguardo lungo, prospettiva intergenerazionale.

Questo è la cosa divertente di fare impresa, perchè mentre lo fai ti senti di interpretare un piccolo ruolo sociale. Ogni impresa ha la sua responsabilità sociale. Se fare impresa fosse questo per tutti, se fosse sempre di più un progetto a regole chiare e rispettate da tutti forse anche le relazioni economiche sarebbero segnate da vere ricchezza e non solo da profitto immediato.

Questo articolo ha 2 commenti.

  1. Sarebbe davvero bello fosse sempre così, Giulia

  2. Cosa difficile. Non possiamo fare altro che provarci
    🙂

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