La parabola dei forti

Qualche tempo fa mi è capitato tra le mani “L’impresa forte”, un libro leggero scritto da due docenti della Bocconi, Paolo Preti e Marina Puricelli.

Oggetto dell’analisi: la PMI italiana, questo strano mostro a molte teste capace di nascere e rinascere intorno alle crisi di Sistema.  La tesi degli autori si rivolge contro i sostenitori del “declino industriale” del nostro paese. Le tesi sono discutibili ma è nobile il tentativo di osservare modelli di imprese che guardano  oltre i confini della generazione presente.

Sono partite schegge di idee su questa riflessioni dei forti.

Negli ultimi 20 anni di lavoro ho visto imprese, persone che hanno lavorato con la voglia non di crescere. Alcune di queste aziende hanno vissuto nelle crescita la miglior condizione esistenziale. Cosa di fa , dopo,  quando si è cresciuti?
Dopo la crescita arriva la maturità e oggetto dell’attenzione diventa l’equilibrio del “sur place”.
Pochi riescono a stare in equilibrio senza pedalare, sur place appunto.
Per questo si cresce. Si cresce per stare in equilibrio senza sforzo.
Sembra un paradosso ma  è così.
Chi cresce senza sosta  diventa forte. Solo apparentemente, forse perché non riesce a stare in equilibrio.
Le  imprese che crescono, atterrite dalla apparente vacuità del sur place, tendono ancora a crescere; nella PMI italiana, arrivano le seconde generazioni, vissute nelle emozioni della crescita cominciano ad assaporare il piacere dell’onnipotenza.
Piccole imprese crescono, diventano forti, e da quella prospettiva intravedono il simulacro della onnipotenza.
Da lì il declino.

Questo articolo ha 2 commenti.

  1. A parte non sapere cosa sia la PMI italiana, (sicuramente qualcosa a che vedere con la produzione suppongo) sul resto credo di capire l’analisi che più che economica si basa su un aspetto psicologico della questione. Mantenere la grandezza, restare sul livello del massimo sviluppo no? Beh non esiste qualche idea su altre possibilità? Diversificazione della produzione? Investimenti di capitale su produzioni ancora in divenire? Su nuove tecnologie, nuovi settori che abbandonino la vecchia ottica della produzione di merci di largo consumo?
    In un tempo dove l’economia si sta rivolgendo alla decrescita non c’è che investire su energie alternative, ecologia, pruduzioni ecosostenibili che non sottraggano solo risorse, ma che funzionino in un ottica di equilibrio tra consumi e risorse.
    Ma di economia non ne capisco niente, pertanto……

    Ciao Ross

    sempre interessanti i tuoi articoli.

  2. Sai che io sono come te un sostenitore dell’economia della decrescita. Hai ragione, in questo caso osservavo gli aspetti psicologici dell’imprenditore medio delle piccola media impresa italiana che quando comincia a diventare forte tende ad assumere il ruolo dell’onnipotente. Ma questo non caratterizza forse solo la PMI italiana ma il capitalismo in genere.
    Degenerazioni psicologiche della cultura della crescita!
    PS ti ringrazio per il complimento finale.

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