Si va dicendo, in giro, che vi siano infinite possibilità per il mercato dalla coda   lunga.

Il celebre blog di Chris Anderson poi diventato un libro rappresenta scenari in cui  la diffusione dell’economia digitale apre spazi per chiunque, senza lo “sbalzo” di ingenti investimenti finanziari.
In economia, se il mercato funziona e si lascia spazio alla concorrenza, sembra essere buona cosa.

Anche in politica sembrerebbe essere cosa buona e giusta. I non luoghi della politica consentono “piccole” aggregazioni virtuali, danno libero sfogo alla libertà di pensiero.
Inoltre, comunicare sembra più facile La coda lunga crea luoghi che non hanno bisogno di mura, media che non hanno bisogno di studi televisivi, riviste che non hanno bisogno di carta e nemmeno di camion per far arrivare l’informazione.
I media della coda lunga aggregatori generici di interessi. Eravamo abituati ai partiti  come luogo dell’esercizio della politica.
Mi occupo di informatica, il Web mi è vicino. Qualche anno fa, quando si principiava  a parlare di produzione sociale della conoscenza, nella piena crisi dei contenuti della politica un leggera “tensione emotiva”  mi ha attraversato.
Mi dicevo: “voi vedere che possiamo ripartire da questi nuovi luoghi”. Qualcuno ci ha provato, vedi Beppe Grillo. I nuovi del PD sono andati a reclutare voti persino su Facebook.

Da qualche  mese mi attraversa invece una “depressione emotiva” (politicamente parlando). Vedo un gran discutere di nuovi media ma non sappiamo cosa farci passare da questi canali.
Sembra un mare grande, pronto per essere navigato. Noi abbiamo la nostra barchetta ancora attaccata al molo.

Questo articolo ha 12 commenti.

  1. Vuoi vedere che le idee mancano?
    Eppure abbiamo tutti bisogno di parlare, di comunicare. Ma la grande crisi dei contenuti della politica avrebbe dovuto darci il coraggio per uscire con idee nuove (“rivoluzionarie”?), pulite, integerrime….. ma invece siamo depressi, come se tutto fosse già stato detto e la realtà fosse la dimostrazione del nostro fallimento.
    Sono troppo pessimista?

    Ross

  2. No ross non sei troppo pessimista.
    Io alterno fasi di esaltazione a fasi di “depressione”.
    Mi basta poco per esaltarmi.
    Discutere con i miei figli o con qualche amico. Per poi ripiombare nella “depressione” quando vedo gli estenuanti discorsi che si ripetono nei luoghi della politica.
    Vivo momenti di crisi di astinenza da “contatto”, avverto il bisogno di, luoghi reali di discussione per andare in crisi tutte le volte che ne frequento uno.

    Ogni tanto mi viene voglia di proporre un incontro dal vivo con tutti quello che “Incontri” nei blog o nei forum e che sono sicuro sentono il bisogno di svoltare.
    Poi tutto decade nella turbinosa quotidianità

  3. Noi siamo un gruppo blogger che lo fa, ci si incontra, si parla, ci si scrive mail, si usa il blog, come sai, per discutere, ma è come dici tu, siamo bloccati da questo tetanismo politico…. alcuni di noi sono più leggeri e sfuggono all letargia…. altri, come me, si invischiano in tentativi di prassi ideologiche che sono troppo datate….

    Anch’io dico a mio figlio che appartiene ad una generazione che sta sopportando l’insopportabile e lui mi guarda strano come se vedesse un essere a due teste, lui è abituato a non essere parte di un popolo. Ma che facciamo noi che lo siamo stati?

    Sono molto combattuta. Vale la pena tentare ancora? O sono solo gli ultimi fiati di una generazione che deve passare il testimone?

    Non so…. devo ancora capire.

    Ciao Ross

  4. Questo sarebbe il momento di ricominciare a tentare!
    E’ necessario!
    ciao
    Ale

  5. Sono d’accordo con la mancanza di contenuti. Sembra che la crisi di idee vada a pari passo con la crisi economica mondiale. Homo sapiens che si frantuma su tutti i fronti.
    Diamoci manforte.

    Ross, quello che hai detto di tuo figlio, “abituato a non essere parte di un popolo” mi ha messo i brividi. Perché anch’io mi considero così, nonstante gli “anta”. Eradicata dall’Italia anni ed anni fa, mi rendo conto a volte di non appartenere a nessun luogo se non virtuale. Forse il destino dell’umanità.

  6. Martina, Ross, sapete che cosa penso…
    …dovremo far nostre tutte le passioni di chi non si sente parte di un popolo.
    Tutte le sensibilità di coloro che sentono di non voler/poter accettare queste regole del gioco.
    LA sensibilità di chi si indigna, di chi non fa parte del nostro “vecchio popolo” ma che ha voglia di protestare.

    Di quelli che ritengono che l’etica sia il sostrato su cui si può rifondare l’identità politica.
    Per ricominciare, insieme a coloro che pur appartenendo a tradizioni politiche e ideali diverse hanno un modo comune di concepire le relazioni tra gli uomini.
    Forse se facciamo così possiamo camminare insieme anche ai “senza popolo”

  7. Alessandro e Martina

    Sentirci senza popolo equivale a essere dei velleitari, degli intellettualoidi che parlano solo per se stessi e che non sono collegati con il mondo. Il popolo oggi è così lontano da noi è così incomprensibile….
    Dici giusto Martina tu sei stata sradicata dal tuo popolo e lo vedi forse in modo più obiettivo e noi invece che ci siamo dentro cosa stiamo capendo?
    Alessandro hai ragione quando dici che non dobbiamo disperderci e che vale la pena conservare questo “valore aggiunto” rifondando una identità politica dove l’etica si fonde con le tradizioni politiche e la cultura a cui siamo sempre stati abituati.
    Rappresentare o se non altro riconoscersi nei senza popolo è un processo doloroso, forse necessario, ma se non siamo in tanti, come faremo a far sentire la nostra voce?
    Mi guardo in giro e mi accorgo che c’è molta più gente disperata di ieri, che la paura lascia segni profondi facendo dimenticare la dignità, la solidarietà…. essere popolo vuol dire essere solidali….. esserlo e non “essere” è un processo al limite dell’assurdo.
    Vorrei farne un post, ma non ho le idee chiare.

  8. Ross, ieri sera ho visto un pezzetto di Vespa. C’era Di Pietro. Mentre parlava gli gli altri lo sfottevano un pò dicendo che con l’antiberlusconismo la sinistra ha perso le elezioni. La sua risposta è stata ..”chi se ne frega”. Se una cosa non è giusta me ne frego del consenso.
    Dobbiamo iniziare a fare politica senza la prospettiva elettorale.
    L’identità del “popolo” arriverà! Nuova!
    La nostra sinistra invece di arrovellarsi su divisioni intorno a cosa tenere e cosa lasciare del passato farebbe bene a guardare avanti.
    Farebbe bene a pensare che tanto per cominciare è il caso di lottare per un’etica condivisa.
    E mettere dentro questa prospettiva anche coloro che non appartengono a quella tradizione culturale..e mi riferisco al popolo di Beppe Grillo..a Dipietro e a tutti quelli che ritengono che si sentono infelici in questo mondo dove le relazioni umane sono basate sulla disonestà!

    Per cominciare.
    Poi se possibile faremo le distinzioni sulle identità politiche!

    Mmh mi sa che è il caso di fare un “post apposta”

  9. Mi sa che il nuovo popolo sarà “metageografico” (scusate ma io ho la manía del prefisso “meta” :D). L’Internet consente di ignorare i confini. Di creare opinioni senza vicinanza fisica. Diventa dunque una vicinanza intellettuale. E qui già ci siamo, mi pare.
    Lads, se scrivete i post vi seguo anch’io. Urge una riflessione.
    Che sia ora di rispolverare Pasolini dagli scaffali?
    Un abbraccio ad entrambi.

  10. Martina dai..facciamo una seminario in Irlanda!
    🙂
    E vai con i post!

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