Leadership

Siamo afflitti dalla domanda di leader. Ormai forse siamo arrivati; sembra che l’orizzonte politico ci abbia consegnato i leader del momento e tutti siamo contenti. Nutro una particolare avversione per la leadership e tutte le teorie del comando. La leadership semplifica, si adatta bene nelle condizioni di guerra dove vi sono campi chiari un nemico da combattere; mal si adatta ai tempi in cui la complessità richiede raffinatezza elaborativa, dialettica.  Il leader è pone chiare alternative, quando  interrogato risponde con un sì e con un no.

Il leader muove le passioni mediatiche. Non servono pesanti e lente riflessioni/meditazioni. Tutto si orienta verso “riflessioni snelle”. Troppa fatica.

Arriverà il giorno in cui il semplicismo dei leader non sarà più sufficiente? Daremo allora briglia sciolta alla passione dialettica.

Questo articolo ha 4 commenti.

  1. Non sono d’accordo con il considerare questa cosa una novità. Hanno sempre vinto partiti leaderistici, anche quando c’era il proporzionale. Hanno anche perso partiti guidati da leader forti. Gli Andreotti, i Togliatti, i Craxi, i Berlinguer, non erano forse leader forti a tutti gli effetti? La differenza non è se c’è un leader o meno, che serve a quelli che semplificano la politica e che andranno a votare per Veltroni o per Berlusconi. La leadership può essere, e deve essere, invece di semplificazione, riassunto per i meno attenti. Lasciando a chi lo desidera lo spazio di riflessione/meditazione, come lo chiami tu. Dubito che questo avvenga in Forza Italia, penso che succederà – e sta succedendo – nel PD. Poi è normale che anche partiti con una storia popolare come la Sinistra Arcobaleno, dovendo candidare un premier, ne scelgano uno che diventa leader. Come Bertinotti.

  2. siamo alla ricerca di leader, è evidente. non solo in politica, basta guardare la TV. la ricerca di qualcuno che guidi sembra quasi una necessità, ma una necessità che de-responsabilizza, che delega, che semplifica . e i leader che ci ritroviamo sono costruzioni di esperti di comunicazione, markettari della realtà. la politica non è un bello spettacolo, ci sono quelli bravi certo – walter veltroni è bravo- ma navigano in mari i altri pianeti. lontani dalla realtà ci parlano di una realtà che non vivono che spesso strumentalizzano. questa è la mia percezione.

  3. Quando nel 1977 “esplose il movimento”, ricordo che una delle accuse più dure da tollerare, quando ti capitava (molto spesso) di parlare in pubblico, era quella di “capetto”. L’ingiuria, perché di questo si trattava, oltre all’evidente dileggio, voleva criticare un’idea verticale di rappresentanza, che era dato riscontrare in tutti i partiti e che gli stessi gruppuscoli dell’estrema sinistra dei primi anni ’70 non avevano fatto altro che amplificare con la loro caricaturale pletora di dirigenti, organismi e microburocrazie. Da allora, nella società italiana, non mi sembra che siano più emerse istanze forti di democrazia partecipativa, di rappresentanza orizzontale. Il trend è stato quello della semplificazione in nome della governabilità.

    E semplifica che ti semplifico, governa che ti governo siamo quasi riarrivati alla monarchia (elettiva), o tutt’al più alla diarchia (5 anni a testa). E il popolo sovrano? Delegare, delegare e delegare. Sì, ma delegare a chi? Al leader. E chi è il leader? Colui che ha la migliore immagine (di norma televisiva). Gli dai il voto e per 5 anni stai tranquillo: se non ti piace sarai libero (i nostri sistemi politici occidentali, per chi se lo è dimenticato, hanno, infatti, a loro fondamento, la “libertà”) di non rivotarlo e di scegliere (anche la possibilità di scelta è una prerogativa delle liberaldemocrazie), per altri 5 anni, un diverso monarca/diarca. Lui, da parte sua, presa delega e rappresentanza, non volendo lacci e lacciuoli di sorta, praticherà il “ghe penso mi” e a tutti i fastidiosi cittadini che vorranno controllare i suoi atti e che, in nome della partecipazione diretta e dell’impegno democratico, gli chiederanno conto delle promesse fatte e del suo operato darà appuntamento – probabilmente non prima che gli siano passati per la testa, come un lampo, un’incalcolabile quantità di lazzi e sberleffi – alla scadenza del quinquennio, dove tutto ricomincerà daccapo.
    Gualky

  4. Non abbiamo altra chance che “ricominciare da tre”. Prendere un pò di cultura del dialogo che ci portiamo dietro dal passato e scaraventarlo su media nuovi tipo questo. Un nuovo movimento dal basso sta staccando dal porto. Qualche scossa tellurica è arrivata con il movimento no global. Poco si è consolidato. Non mancano i media per inziare a dialogare, anche per il gusto di farlo. Nella consapevolezza che se non facciamo noi un piccolo atto di volontà… chi può farlo?

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