Ore 7.45.
Mi vesto pesante, fa freddo, così dicono alla televisione.

Ore 7.55.
Sto per uscire, apro la persiana, piove. Non posso prendere la bici, ho perso il mio treno.
Prendo l’auto.
Piove? Mmhh viali di circonvallazione intasati.
Autostrada? Meglio.

Ore 8.10
Percorro i tre Km che mi separano dal casello di Firenze Sud con lentezza sopportabile.
Cartello luminoso autostrade per l’Italia: 6 km di coda in aumento per controllo catene direzione nord.
Inversione ad U…cerco di rientrare verso i viali di circonvallazione.

8.55
Ho percorso solo 3 KM. Affranto e incazzato rientro a casa!
Perché incazzato ? Per il traffico? Per la perdita inutile di tempo? Per il decremento della mia produttività giornaliera?
NO!

Ogni giorni piccoli eventi, accendere la luce, guardare l televisione, salire in auto segnano le nostre azioni.
Queste azioni sedimentano comportamenti sociali che diventano pensieri, talvolta idee.
Arrivati a questo stato interviene l’etica che assurge queste idee al livello del giusto e dello sbagliato socialmente condiviso.

Tuttavia prima di arrivare nel “paradiso dell’etica”  pensieri e idee stazionano in una specie di “purgatorio” degli “atti senza senso” senza scelta.
Gli atti senza scelta, del faccio così perché è normale, perché che alternativa hai, perché non vedo quale sia il problema, perché …perché…perché.

Questo è lo stadio decisivo, il più pericoloso,dove avviene la mutazione, la trasformazione cancerogena. Se compi ogni giorno lo stesso atto, sei portato, ogni giorno, ad usare i tuoi “pensieri guida” nello stesso modo.
E’ qui che dobbiamo stroncare lo sviluppo della malattia.
Qui, in questo purgatorio dove comportamenti acefali camminano liberi perchè apparentemente innocui.
Qui dobbiamo lavorare ogni giorno, con i nostri figli.
Per spingerli al continuo esercizio del pensiero.
Per spingerli a pensare che non esistono comportamenti senza testa.
Per spingerli a guardare oltre ciò che sembra vero semplicemente perché accade in modo riterato; poi, siccome è vero, lo facciamo diventare anche giusto.

Da diversi settimane non faccio uso del treno come mezzo di trasporto per il tragitto casa ufficio. Sono “giustificato” .
Vari impegni in zone non raggiunte da mezzi pubblici mi costringono all’uso del mezzo privato.
Però, accade che, anche quando puoi farne a meno, sei portato a pensare che NON puoi farne a meno.
Come in questo caso.
Questo microscopico ed apparentemente stupido evento quotidiano mi ha indotto a pensare che i comportamenti “normali”, quelli senza testa sono sempre lì in agguato pronti a colonizzare i tuoi comportamenti ed il tuo orizzonte valoriale.

Ecco perché incazzato.
Incazzato perché mi sono distratto.
Per giustificarmi non mi rimane che dare la colpa alla pioggia.

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