Ogni cambio di prospettiva apre scenari nuovi.
Non è il caso che mi ha guidato Domenica mattina.
Non è il caso che che Domenica mi ha condotto in quella strada acciottolata che mai avevo percorso.
Non è il caso che il suo percorso fosse in salita, anomalo per una città quasi tutta in pianura.
Una salita faticosa a tratti dolorosa.
Ma appena ti volti ecco una nuova prospettiva, ignota.

E le nuove prospettive inducono nuovi percorsi.
Qualche volta una nuova prospettiva rimane oggetto della contemplazione meditativa.
In altri casi invece ci travolge per la sua bellezza o per il suo MISTERO.
E allora occorre seguire quel cammino, RISCHIARE di camminare senza certezza della direzione.
Rischiare di lasciare le mura sicure della propria “casa” entro la quale lasciamo persone caldamente vicine e cose talvolta ottundenti.

Per intraprendere un percorso di cui non conosciamo nè la vicinanza spazio temporale e nemmeno i contenuti emotivi. Ogni cammino verso destinazione incerta è per sua natura ineffabile. Le sue emozioni embrionali albergano nei luoghi reconditi del nostro spirito e lì segretamente devono rimanere.
Alla fine del percorso, quando il MISTERO si trasforma e diventa prima consapevolezza poi conoscenza ed infine esperienza, solo allora potremo sviluppare la nostra narrazione.
Prospettive rivelatrici.
Domenica mattina, ero troppo affaticato dalla salita per ammirare la bellezza del cambio di prospettiva.

Ispirato dal “terremoto” di Elena.

Questo articolo ha un commento

  1. Il cambiamento, il rischio, la bellezza, il mistero.
    Questa è vita che vive.
    «RISCHIARE di camminare senza certezza della direzione.»
    Un esercizio difficile, un esperienza profonda.
    Non sappiamo dove andremo, come, cosa.
    Ma sappiamo che ci sono mani, racconti, voci, affetti che ci aiuteranno, che saranno lì. Anche solo con uno sguardo amorevole.
    Non siamo soli.
    E non è poco.

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