Sono passati  molti anni da quando ho cominciato ad “appoggiare pensieri” su questo blog. Ho cominciato “senza obiettivi” , forse,  ispirato dal narcisistico desiderio di “mostrare” idee.

Poi, mi sono accorto che scrivere mi aiutava a dare forma ai miei pensieri scomposti, a fare uno scatto per fermare le emozioni in movimento.

Un’esercizio ginnico per gli stati della mia coscienza praticato nelle occasioni di “sosta forzata”  durante i  viaggi in treno, oppure durante i miei fine settimana silenziosi.

Ciò che ispirava la scrittura erano i piccoli fatti della mia vita quotidiana, le cose della vita pubblica, gli affetti. 

Scrivevo in questo spazio senza obiettivi,  così solo per il piacere di farlo.

La pubblicazione di un articolo era spesso un’occasione di contatto e discussione con quei pochi amici che mi seguivano.  Discussione spesso dal vivo: “ciao Ale, ho letto il tuo post, però non sono convinto che..bla bla bla.”

Insomma un modo per dare forma alle onde dei miei pensieri, per occupare spazi e per alimentare di contenuti le mie relazioni.

Negli anni successivi  ho perso il senso di scrivere “cose senza obiettivi”.

Avevo già cominciato ad occuparmi di digital marketing ed ho cominciato e pensare che avevo acquisito la consapevolezza che la rivoluzione digitale passasse attraverso la produzione di  contenuti di valore e giù con il target, le parole chiave…bla bla bla.

Oggi mi pare cosa buona e giusta ricominciare a scrivere cose senza obiettivi e ricomincio a considerare questo luogo esclusivamente un posto dove appoggiare pensieri.

Pensieri che arrivano dalla mie esperienza professionali ed il mio modo di intendere il fare imprese. 

 

Chi si troverà a passare da queste parti troverà pensieri che traggono ispirazione dalla mia vita personale che da quella professionale.

Intendo recuperare questa dimensione di “vuoto” dello scrivere contrapposto al pieno dello scrivere

Il traffico non ha importanza, se ti leggono in tanti bene. La fama stimola a far meglio!

In queste settimane mi sono reso contro che avevo buttato via il bambino con l’acqua sporca.

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