Sette e mezzo

Non posso fare a meno di infilarmi nella mischia del dibattito scatenato da Martina sul suo blog.
Il tema è:
Andare o stare?
Andare, uscire, sembra fare il paio con rinunciare. La disillusione di chi non vede futuro possibile nel nostro paese. Sembra che rinunci. Poi si trova ad animare coscienze dalle colonne del proprio blog. Grazie Martina.
Stare la prospettiva di chi invece crede che occorra resistere: resistere e lottare ogni  giorno per tentare di rosicchiare terreno a chi gestisce coscienze, per la creazione di una cultura nuova.

Ma se stiamo cosa dovremo fare?
Stare è l’azione del gioco del sette e mezzo.
Quando non si è contenti del punteggio, chiediamo un nuova carta al banco.
Vi è il rischio di migliorare il punteggio ma anche di sballare.

Uscendo dalla metafora del gioco pre riprendere il dibattito tra Joe e Gap.
Credo debba essere trovato un equilibrio tra chi appartiene alla “sinistra storica”  e chi “non sa” che cosa sia -la sinistra storica- ma nonostante ciò dice le stesse cose di chi arriva da quella tradizione- della sinistra storica.
Mi spiego. Da sinistra sento spesso messaggi contro Beppe Grillo, per poi dire che vi sono molte cose su cui siamo d’accordo.
Senza dimenticare che vi sono diverse migliaia di ragazzi che si mobilitano nel “buio” dei meet-up, all’oscuro delle luci dei mezzi di comunicazione.
Questi ragazzi che hanno una biografia intellettuale diversa da chi ha frequentato la stanze delle sezioni dei partiti della sinistra storica e che impersonano i timidi tentativi di ricostruzione di un’identità.
Poi ascolto Travaglio e Di Pietro.
Sento dire che la prima battaglia da fare è per la legalità, per il ripristino delle condizioni etiche indispensabili all’esercizio della politica.
E poi ancora. Sento dire che su questo occorre uno sforzo comune e che da questa base occorre rilanciare il confronto per una nuova identità della sinistra.
L’ho sentito dire da un esponente dell’Italia dei valori.

E anche quando ci si lancia un pò oltre. Oltre il recinto dell’etica in politica e si ascoltano i primi vagiti per la definizione del perimetro dei nuovi valori fondanti,  si trovano cose su cui siamo tutti d’accordo:
Per il rispetto dell’ambiente.
Per la scuola pubblica.
Per la tutela dei beni comuni
Per il lavoro
Per la legalità ed il rispetto della costituzione
Contro il potere culturale del PIL
Contro la privatizzazione dell’acqua
Contro il nucleare
Contro le guerre.
Contro le torture qualsiasi sia il fine per il quale vengono usate
Contro la pena di morte
Contro lo strapotere della finanza
Contro chi pensa che sia lecita una differenza di 100.000 volte tra lo stipendo di un manager e quello di un suo dipendente.

L’elenco che riporto è volutamente non organico. Riprendo punti fuori contesto. Quasi a dimostrare che se il discorso torna vuol dire che anche lo stile è comune. Il ceppo sembra lo stesso e sembra non essere presente il rischio di falsi.

Certo lo stile provocatorio, forse offensivo di un comico irritano.
Ma non certo i contenuti che da molte parti arrivano.
Allora mi domando.
Non è forse giunta l’ora di abbandonare le vecchie appartenenze e provare a costruire qualcosa di nuovo? Che cosa dobbiamo difendere?
Che cosa devono difendere quelli come noi che hanno militato nelle file delle sinistra storica? La memoria? Nel disperato tentativo di non perdere il senso della nostra vita?

Mah! se fosse così sarebbe meglio andare dallo psicanalista. I danni sarebbero inferiori.

Grazie Martina!

Questo articolo ha un commento

  1. Grazie di che, Alessandro? 😉 Ho espresso il mio disagio, ancora una volta, sul mio shrink-blog… e adesso? Berlusconi è riuscito ancora una volta ad occupare le pagine dei giornali (ahimé anche internazionali) con le sue storie di corna e divorzi, ancora una volta deflettendo l’attenzione sui veri problemi. Quello principale, che tu hai sottolineato, che in Italia non si va avanti. Questa mastodontica, mammutiana, geriatrica Italia che non ha notato l’emorragia di valori e cervelli e non la noterà finchè l’anemia diventerà cronica e forse incurabile.
    Nei paesi di lunga cultura democratica c’è il bipolarismo, laburisti e conservatori, democratici e repubblicani, ecc. ecc. Ci sono alleanze ideologiche e concrete. In Italia ancora persiste il litigio, la beceraggine, la gambizzazione ideologica.
    È una strada lunga. E Berlusconi nel frattempo approfitta.
    Un abbraccio

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