Mi capita di aver voglia di parlare di me.

Spesso evito perché ho una certa idiosincrasia per coloro che appena ti incontrano ti sommergono di fatti e racconti su ciò che gli è successo e magari sul fatto che il mondo si accanisce contro di loro oppure che come lo fanno loro non lo fa nessuno…è poi alla fine mentre sta arrivando l’autobus o il treno ..”ma…dimmi di te… dimmi di te..”

Per reazione, forse per snob mi capita di parlare poco. Parlo solo se interrogato. Chi mi vuole particolarmente bene mi dice che sono, in fondo, al di là della apparente giovialità, chiuso. Non so se sono chiuso oppure interessato solo ad alcune aperture.

Come mi è capitato di scrivere qualche giorno fa sono interessato ai dialoghi che trattano le intimità delle persone, Attraverso i percorsi di intimità si conoscono, un pezzetto di più , le persone che incontri nel tuo cammino. Quando qualcuno offre spazi della propria intimità mi piace.  Soprattutto se quel qualcuno non è solito farlo.

Questo articolo ha 4 commenti.

  1. grazie, in effetti di me non dico molto, ma penso che non interessi a nessuno.

  2. Ciao Ale,
    è vero, molte persone, credendo di parlare con te in realtà si parlano addosso.
    C’è poca capacità di ascoltare.

    Ogni persona è un piccolo universo e quando incontri qualcuno nel cui universo vi sono spunti di condivisione, l’incontro si veste di bellezza e a volte di .. stupore.
    Mi è capitato di trovarmi a parlare di sensazioni, di emozioni, di cose che credevo fossero così intime e così personali e poi di stupirmi per aver sentito gli stessi sforzi da parte dell’altro per dire la stessa cosa.

    Entrare in sintonia profonda con qualcuno è quasi una magia, specie quando le vibrazioni che ne conseguono provengono dalle corde più profonde.

    E poi la magia vera è quando si usano poche parole .. e il silenzio, lo sguardo o i fatti sono sufficienti a fare aarrivare il messaggio forte e chiaro.

    In alcuni momenti dolorosi, mi è capitato di sentire fortemente accanto chi è stato quasi in silenzio.
    Parlo di quelle presenze mai ingombranti ma leggere eppure tangibili, quelle persone che SAI che ci sono e che magari non ti chiamano, non ti parlano.

    Ci sono sussurri che arrivano dentro, mentre a volte voci insistenti riescono solo ad essere fastidiosi rumori.

    Concordo anche sulla portata del dono che si riceve quando qualcuno ti consegna qualcosa … e non è solito farlo. Si chiama fiducia, si chiama stima. E ci si sente fieri, di doni come questi.

  3. Non pare Enrica a giudicare dai commenti sul tuo post!!!
    😉

  4. Celeste, donare, in effetti, è il modo per salvaguardare e non “consumare” il bene relazionale.

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