Talento

Bronx di Bob de Niro, non lo avevo visto quando uscì. Me lo sono goduto in una serata televisiva con i miei figli. Il tema: il talento.  «Ricorda che la cosa più triste nella vita è il talento sprecato. Puoi avere tutto il talento del mondo, ma se non fai la cosa giusta, non succede niente. »

E’ la frase che Sonny il boss del quartiere dice a Calogero, un giovane ragazzo di origini italiane figlio di un autista d’autobus interpretato da Robert de Niro.
Come il terzo servo della parabola evangelica che nasconde il suo “talento” sotto terra sperando di preservarlo. Non era quella la “cosa giusta”  e per questo il padrone, donatore del talento,  non mancherà do condannare il servo che non aveva fatto sviluppare il suo talento.
Talento evoca il concetto di “abilità” .
Mi ritorna alla mente uno spunto di Salvatore Natoli
Abilità trae la propria origine da “ars” che a sua volta trae origine dalla parola graca “aretè” che in latino significa virtù. Trovo essenziale questo colegamento tra talento e virtù
Non so se De Niro avesse in mente questi collegamenti etimologici.  Sicuramente è una voce da ascoltare quella di coloro che pensano che il talento non sia cosa in sè ma attributo e che acquisisca carattere sostantivo solo in quanto indissolubilmente connesso al bene, al fare la cosa giusta.
Solo allora il talento esplode e fa succedere le cose.

Questo articolo ha 3 commenti.

  1. Forse non basta (più) fare la cosa giusta per far fruttare il Talento. Oggi occorre un ambiente che comprende, apprezza, accoglie, incentiva.
    Viviamo in un momento in cui, più del Talento è premiata la visibilità, la notorietà più delle idee. Vai in televisione e hai successo e vendi anche se scrivi libri pessimi. Conosci un buon gallerista e vendi quadri anche se dipingi come farebbe un cane. Un tempo il Talento era premiato, adesso francamente ho un po’ di dubbi.

  2. Carissima Celeste, non sono troppo convinto che un tempo le cose andassero meglio. Il clientelismo, nel nostro paese, regna sovrano fin dal tempo dei Borboni.
    Senza dimenticare che l’accesso alla cultura non era cosa difficile a causa della diseguaglianza sociale diffusa.
    Il punto verso il quale volevo rivolgere l’attenzione riguarda il rapporto tra talento e virtù.
    Disporre di “bravi giovani” pieni di “talento” che hanno come fine prevalente l’accrescimento dei propri “talenti” non fa altro che impoverire la società degli Uomini.

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